Tavecchio candidatura Crl
Carlo Tavecchio (Insidefoto.com)

L’ex presidente della Figc, Carlo Tavecchio, ha concesso una lunga intervista in esclusiva a Sportitalia (canale 60 del digitale terrestre e 225 della piattaforma Sky), rompendo il silenzio dopo le dimissioni da capo del calcio italiano seguite alla mancata qualificazione della nazionale al Mondiale di Russia 2018. Tavecchio è stato intervistato dal direttore di Sportitalia, Michele Criscitiello ed ricostruendo quanto accaduto nelle settimane delle sue dimissioni e raccontando alcuni retroscena inediti.

«Le dimissioni dalla FIGC? È stata una decisione molto sofferta quella notte, mi sono caricato di un peso che forse non competeva solo a me, perchè soprattutto non ho tirato calci di rigore e nemmeno l’allenatore – le parole di Tavecchio a Sportitalia -. Mi sono sentito quasi umiliato da una situazione che vedeva la nostra nazione non essere presente dopo quasi 60 anni ai mondiali. E questa decisione l’ho presa, anche con l’urgenza che non doveva essere fatta. Quante notti non ho dormito dopo l’eliminazione dal Mondiale? Tante».

Carlo Tavecchio intervistato da Michele Criscitiello (foto Ufficio Stampa Sportitalia)

«La situazione della Lega Serie A? Sulla questione della Lega di Milano mi sono comportato in maniera coretta e il sabato che ho lasciato c’erano i diritti televisivi assegnati, rispettate le procedure ed erano pronti con un miliardo e mezzo di entrate quasi da quella fonte – ha proseguito Tavecchio a Sportitalia -. Tenuto conto che i diritti stranieri erano passati da 180 a 390 milioni, cosa che è stata fatta dalla gestione del presidente Tavecchio. I diritti televisivi nostrani erano passati a un miliardo e 50 milioni. Questo era il compito che si aspettavano le società. Poi i problemi interni delle società, le invidie interne che evitavano di trovare la maggioranza non qualificata per eleggere al primo scrutinio sono arrivato al punto di dire che anche il Presidente della Repubblica veniva eletto con maggiornaza non qualificata. Invece loro avevano degli interessi a mantenere una maggioranza non qualificata anche nella quarta votazione».

«Chi era il mio nome dopo Ventura? Conte. Avrei fatto carte false con tutti gli sponsor del mondo e ci arrivavo di sicuro. Andava a bussare di nuovo alla Puma? Non solo. Avrei bussato ovunque e c’erano gli sponsor per riportare Conte a casa. Mancini? Tutti sanno la mia fede sportiva, quindi come posso parlare di una persona che ha dato dei grandi risultati all’Inter. La questione è che io non conosco la sua situazione dal punto di visto tecnico. Oggi in Italia viviamo moduli. Il problema non è più quello che portano gli allenatori ma quello che dite voi tecnici. Le partite le fate voi, non gli allenatori».

«Senza Ventura l’Italia sarebbe al Mondiale? Le voglio fare una battutaccia. Se io non avessi dato 28-30 milioni al Coni io, mi tenevo Conte. Ha capito bene cosa le ho detto? Conte restava se noi avevamo la capacità economica di pagarlo – l’ammissione di Tavecchio a Sportitalia -. Però la Federazione ha dato 30 mlioni, o meglio. Il Coni si è trattenuto più di 30 milioni dei contributi che dava alle federazioni passando da 80 milioni di contributi a 36/37 quando c’ero io. Quindi ce ne passano di soldi. Potevo pagare Conte, Pelè. Con Conte non saremmo mai rimasti a casa».

Carlo Tavecchio (foto Insidefoto.com)

«Ventura è stato il più grande errore? No, no. Noi ci trovammo a casa di Malagò e questa fu la decisione partorita su Ventura con un’altra persona che era Lippi. Poi i fatti che riguardano Lippi non sono procurati da me situazioni contingenti e oggettive. Tutti erano contenti di Ventura, nessuno escluso, tant’è che abbiamo fatto una cena su questo argomento. Ventura ha fatto quello che tutti gli chiedevano di fare. Secondo me Ventura ha sbagliato dal punto di vista tecnico. Dal punto di vista politico doveva dimettersi quella sera, dal punto di vista etico morale. Perché non l’ha fatto? Evidentemente le sue valutazione erano diverse dalle mie. Ha preso tutti i soldi dallo stipendio? Si, ha preso tutti i soldi dallo stipendio».

«Chi butterei giù dalla torre? Malagò. Perché? Non ho capito perchè abbia cambiato atteggiamento nei miei confronti, non ho fatto niente contro le decisioni prese da lui al Coni e ho cercato di essere sempre un uomo di pace all’interno federale mettendo a disposizione le mie risorse e non protestando per i prelievi che mi hanno fatto cercando di vivere alla luce di una Federazione che dà al Paese un risultato, anche se non andiamo ai mondiali ma siamo sempre nell’occhio del ciclone, nel bene e nel male. Non ho trovato altrettando rispondenza», ha concluso Tavecchio nell’intervista a Sportitalia.