diritti tv (insidefoto)
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L’allarme l’ha lanciato il numero uno di Vodafone Espana, Antonio Coimbra, in apertura del Mobile World Congress che si terrà questa settimana a Barcellona.

Secondo il ceo della divisione spagnola di Vodafone il prezzo dei diritti tv del calcio ha raggiunto cifre non più sostenibili non solo da parte delle pay-tv tradizionali ma anche per le compagnie telefoniche che offrono il calcio in streaming ai propri abbonati.

«I conti non tornano», ha affermato Coimbra, ed è «meglio perdere tutti i clienti» che decidono di abbonarsi solo per seguire le partite in streaming di Liga e Champions League.

Sul tema è intervenuto anche il ceo del gruppo Vodafone, Vittorio Colao, che in un incontro con la stampa sempre  al Mobile World Congress (MWC), ha sottolineato che investire maggiormente nei diritti tv per il calcio «non è una grande strategia» per una compagnia di tlc, sottolineando che la sub-asta della Premier League «ci ha dato ragione».

Come riportato dal sito spagnolo Palco23, la piattaforma streaming di Vodafone ha 1,3 milioni di abbonati sul mercato spagnolo. Di questi, quelli che sono abbonati al solo pacchetto calcio (acquistato da Mediapro) sono solo 400 mila e, a detta del ceo di Vodafone Espana, con questo livello di abbonati è difficile monetizzare l’investimento fatto annualmente per trasmettere campionato spagnolo e Champions League.

«Con un milione o 800.000 abbonati (al pacchetto calcio, ndr) potremmo pensare alla redditività, ma non alle cifre attuali», ha affermato Coimbra nel suo discorso a Barcellona.

Ciò significa che dei 240 milioni di euro investititi annualmente per trasmettere il calcio in streaming Vodafone ne recupera solo circa 200 milioni di euro.

Secondo il ceo di Vodafone Espana, con l’attuale livello di abbonati, affinché il calcio in streaming possa considerarsi profittevole,  gli utenti dovrebbero pagare tra 50 euro e 60 euro al mese, rispetto agli attuali 20 euro.

In alternativa, propone il numero uno della divisione spagnola di Vodafone, potrebbe essere introdotta una formula di commercializzazione dei diritti alternativa a quella attuale: anziché pagare un minimo garantito, introdurre formule di pagamento variabili in base al numero dei clienti abbonati al pacchetto calcio e ai mesi di abbonamento per ciascuno di essi.

«Questa è la situazione che vorremmo e pensiamo che sarebbe la più salutare per il mercato, che corrisponde ai costi dei diritti con quello che il cliente pagherà», ha affermato Coimbra.

In questo modo, il rischio cadrebbe solo sul proprietario dei diritti, in questo caso Mediapro, che detiene sia i diritti della Liga sia quelli della Champions sul mercato spagnolo e che li commercializza anche attraverso piattaforme di terzi, come appunto quella di Vodafone.

L’allarme lanciato da Vodafone, che fa seguito a una presa di posizione analoga da parte di Telefonica, contrasta con le ambizioni del numero uno della Liga, Javier Tebas, che ha recentemente dichiarato di puntare a raccogliere 1,3 miliardi di euro a stagione solo sul mercato spagnolo.