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Bilancio Milan al 30 giugno 2017 – L’approvazione da parte del cda del Milan del progetto di bilancio consolidato al 30 giugno consente di fare qualche considerazione sullo stato di salute delle finanze rossonere e in particolare sulla situazione debitoria del club e della controllante Rossoneri Sport Investment Luxemborug S.a.r.l.

Premesso che il documento, che dovrà essere approvato dall’assemblea del prossimo 13 novembre e di cui Calcio e Finanza ha preso visione, si riferisce a un esercizio di soli sei mesi (gennaio-giugno 2017), analizzando la situazione patrimoniale del club al 30 giugno 2017 e le considerazioni degli amministratori sui fatti di rilievo successivi alla chiusura dell’esercizio è comunque possibile mettere dei punti fermi.

Bilancio Milan al 30 giugno 2017: Yonghong Li ha già versato 37 milioni nel club

Il primo punto fermo riguarda l’ammontare dei versamenti effettuati da Yonghong Li, attraverso Rossoneri Sport Investment Lux, nelle casse del Milan.

Dalla lettura del documento emerge che, dopo l’approvazione da parte dell’assemblea del Milan del 18 maggio 2017, dell’aumento di capitale da 59,52 milioni, nei mesi di luglio e agosto l’uomo d’affari cinese ha effettuato versamenti a valere su tale aumento di capitale per 22,06 milioni.

A questi si aggiungono altri 5 milioni versati da Yonghong li, sempre a valere sull’aumento di capitale deliberato a maggio, nel mese di settembre.

La quota di capitale versata finora dal presidente del Milan è dunque pari a 27,06 milioni, pari a circa il 45% dell’ammontare complessivo dell’aumento che Yonghong Li dovrà finire di versare nei prossimi mesi.

Il presidente del Milan, Yonghong Li (foto: Daniele Mascolo)
Il presidente del Milan, Yonghong Li (foto: Daniele Mascolo)

Ai 27,06 milioni, versati come capitale (che dunque sono soldi che il Milan non deve rimborsare ad alcun soggetto, tantomeno a Yonghong Li), l’uomo d’affari cinese ha erogato al club un prestito soci «infruttifero» da 10 milioni «finalizzato a finanziare l’attività ordinaria della società».

Nel bilancio non viene specificato ma, in linea teorica, Yonghong Li potrebbe decidere di convertire questo credito da 10 milioni vantato verso il Milan in capitale o eventualmente farselo rimborsare al momento opportuno (al momento non possiamo dire che cosa farà, ndr).

Complessivamente, dunque, Yonghong Li, ha versato nel Milan circa 37 milioni di euro.

Bilancio Milan al 30 giugno 2017: patrimonio netto positivo per 29,96 milioni

Da dove arrivano questi 37 milioni? Il bilancio, ovviamente, essendo soldi dell’azionista e non della società, non lo dice. Per conoscerne la provenienza bisognerà aspettare l’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2017 di Rossoneri Sport Investment Lux.

Per ora si può dire che, grazie all’aumento di capitale da 59,52 milioni, in parte già sottoscritto da Yonghong Li, e alla luce della perdita di 32,62 milioni accumulata dal Milan nel corso del periodo gennaio-giugno, al 30 giugno 2017 il Milan aveva un patrimonio netto consolidato positivo per 29,96 milioni.

Bilancio Milan al 30 giugno 2017: i debiti finanziari del club

Dal bilancio emerge poi che al 30 giugno 2017 il Milan aveva una posizione finanziaria netta negativa per 139,6 milioni.

Bilancio Milan al 3 giugno 2017 - La posizione finanziaria netta
Bilancio Milan al 30 giugno 2017 – La posizione finanziaria netta

La tabella – tratta dal bilancio Milan al 30 giugno 2017 – fotografa la situazione precedente all’utilizzo da parte del club di tutto l’ammontare raccolto con l’emissione dei due prestiti obbligazionari emessi nel mese di maggio e sottoscritti dal fondo Elliott tramite il veicolo Project Redblack.

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Vincenzo Montella e Marco Fassone (Insidefoto.com)

Al 30 giugno 2017 alla voce obbligazioni figuravano solo 74,34 milioni a fronte di un ammontare raccolto complessivamente con i 2 bond pari a 128 milioni.

Considerando tutti i 128 milioni, visto che nei mesi di luglio e agosto sono proseguiti gli investimenti del club sul mercato, la posizione finanziaria netta alla data attuale potrebbe essere dunque negativa per 193,23 milioni, di cui 128 milioni di debiti verso Elliott, 10 milioni verso Yonghong Li (il prestito infruttifero di cui si è già parlato) e 68,45 milioni nei confronti di società di factoring «per anticipazioni di crediti futuri» legati a contratti di natura commerciale.

I debiti verso le banche, come più volte ribadito anche dall’ad del Milan, Marco Fassone, sono invece praticamente inesistenti.

Bilancio Milan al 30 giugno 2017: il calciomercato e i debiti verso società di calcio

Come detto il bilancio fotografa la situazione patrimoniale al 30 giugno 2017, quindi prima della chiusura del calciomercato estivo 2017-2018. Tuttavia Fassone e il ds Massimiliano Mirabelli hanno effettuato una buona parte degli investimenti prima del 30 giugno.

Nel mese di giugno sono stati infatti chiuse le operazioni a titolo definitivo e/o temporaneo con obbligo di riscatto di Borini, Calhanoglu, Kessie, Musacchio, Ricardo Rodriguez e André Silva.

Dagli allegati al bilancio emerge che nel periodo gennaio-giugno 2017 gli investimenti in diritti pluriennali alle prestazioni dei giocatori (quindi gli acquisti a titolo definitivo) sono stati pari a 132 milioni di euro, a fronte di disinventimenti (quindi le cessione) per 16,78 milioni.

Bilancio Milan al 30 giugno 2017 - I debiti verso società di calcio
Bilancio Milan al 30 giugno 2017 – I debiti verso società di calcio

Dal 31 dicembre 2016 al 30 giugno 2017 i debiti verso società di calcio italiane ed estere sono pertanto cresciuti di 97,73 milioni a 142,67 milioni.

Sempre al 30 giugno 2017 i crediti verso società di calcio erano pari a 12,83 milioni (18,15 milioni al 31 dicembre 2016).

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Gigio Donnarumma e Capitan Leonardo Bonucci (Foto: Insidefoto)

Per quanto riguarda invece la campagna trasferimenti relativa ai mesi di luglio e agosto 2017, la nota integrativa al bilancio precisa che gli investimenti sono stati pari a 107,97 milioni, mentre le cessioni hanno fruttato 54,99 milioni, con un saldo negativo dunque di 52,9 milioni.

Bilancio Milan al 30 giugno 2017: il rifinanziamento del debito e la crescita in Asia

Anche alla luce di quanto esposto nei paragrafi precedenti gli amministratori del Milan sottolineano nel bilancio come il «raggiungimento di una situazione di equilibrio economico e finanziario nel lungo periodo» sia «subordinato al conseguimento dei risultati previsti dal piano industriale 2017-2022 (“il Piano”) e dunque al realizzarsi delle previsioni e delle assunzioni ivi contenute» e in particolare di quelle relative:

  • alle ricapitalizzazioni a parte dell’azionista di controllo in coerenza con le esigenze del Piano;
  • al raggiungimento degli obiettivi di crescita rinvenienti dal mercato asiatico;
  • alla rinegoziazione del debito finanziario in scadenza il 15 ottobre 2018 soggetto a covenant, pari alla data dale 30 giugno 2017 a circa 74 milioni e a circa 130 milioni alla data di approvazione del bilancio (11 ottobre 2017, ndr).

In tale contesto gli amministratori evidenziano in particolare che:

  • L’azionista di controllo, che ha confermato l’impegno ad effettuare i versamenti di capitale in coerenza con le esigenze del Piano, nel corso dei mesi di luglio e settembre ha effettuato aumenti di capitale versando complessivi Euro 27 milioni.
  • Sono state avviate le attività preliminari finalizzate allo sviluppo commerciale del Gruppo Milan nel mercato asiatico.
  • Sono iniziate le discussioni con alcuni istituti finanziari e, sulla base delle prime indicazioni ricevute, gli amministratori sono confidenti di poter finalizzare il rifinanziamento del debito finanziario (nell’ambito di una più articolata operazione che prevede il rifinanziamento del debito finanziario della Rossoneri Sport Investment Luxemborug S.a.r.l. società controllante di AC Milan SpA).

Sempre con riferimento al piano di crescita dei ricavi in Asia, nel bilancio si evidenzia che l’azionista di maggioranza «ha dato delega al consiglio di amministrazione della facoltà di aumentare a pagamento il capitale per un importo complessivo di massimi 60 milioni qualora i proventi attesi dallo sviluppo commerciale nel mercato asiatico, previsti dal piano industriale, non dovessero essere realizzati nella misura stimata».

 

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