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Sale dal 40 al 50% la quota dei diritti Tv attribuita equamente ai club di serie A, mentre scende quella attribuita sul numero dei tifosi. Salta poi completamente il riferimento (che valeva il 5%) alla popolazione residente nel comune della squadra sportiva.

È una delle norme in materia di sport, il cosiddetto “pacchetto Lotti”. La norma attribuisce il 50% dei diritti a tutte le squadre, il 30% sui risultati conseguiti e il 20% (prima era il 25%) in base ai ‘tifosi’ paganti nelle gare casalinghe degli ultimi 3 campionati.

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Luca Lotti (Insidefoto.com)

La tanto attesa revisione della Legge Melandri, insieme al resto del disegno di legge di bilancio 2018, ora approderà in Senato per l’esame parlamentare. Una riforma che Lotti aveva preannunciato nelle scorse settimane. «Per prima cosa abbiamo aumentato la fetta da dividere in parti uguali: dal 40% si passa al 50%. Poi si è puntato sulla meritocrazia. Da qui l’idea del 30% legato ai risultati sportivi, e nella legge abbiamo già previsto come avverrà la ripartizione», le parole del Ministro in un’intervista al Messaggero.

«Un 15%, sarà in base alla classifica e ai punti ottenuti nell’ultimo campionato, una novità: l’ho voluta fortemente perché, soprattutto nelle ultime giornate, vincere, anziché pareggiare, sarà uno stimolo per ogni club. Non solo la posizione in classifica, più punti avrai fatto e più guadagnerai nella ridistribuzione», ha proseguito Lotti al Messaggero.

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«Un 10% verrà considerato sulla base dei risultati degli ultimi 5 anni. Poi un 5% sarà legato a risultati internazionali e nazionali a partire dalla stagione sportiva 1946/47. Infine, l’ultimo 20% sarà determinato dal pubblico di riferimento di ciascuna squadra, ma tenendo principalmente conto del numero di spettatori paganti allo stadio degli ultimi campionati».

Nel pacchetto sport, oltre alla questione diritti tv, sono presenti anche altre novità, dalla norma che consente il tesseramento dei giovani stranieri non in regola con il permesso di soggiorno dopo un anno di scuola agli incentivi per la ristrutturazione degli impianti calcistici, dai fondi per favorire il ”vivaio” di giovani promesse alla stretta nella definizione delle società sportive dilettantistiche.

3 COMMENTI

  1. 10 anni fa la Juventus, prima di Agnelli ed Elkann al potere, aveva ricavi uguali a barcellona e real madrid e manchester united,superiori al Bayern Monaco . Oggi la Juventus grazie allo stadietto da 40mila posti grazie ad agnelli ed elkann, grazie alla riforma voluta da Agnelli con nuovi diritti tv della Champions da dividere con altre 3 società , ha e avrà ricavi che sono la metà di questi club e nel medio lungo termine non potrà competere con essi. Ed è quindi possibile anche che i diritti tv che la Juventus prende per la serieA siano diminuiti con le decisioni in lega dove Agnelli dovrebbe difendere gli interessi della Juventus
    la Juve ha lo stadio meno redditizio d’Europa tra le top e avrà da quest’anno meno ricavi in Champions e dal prossimo anche in serieA grazie ad Agnelli

  2. I soldi che già incassano pe liccole in serie A ovvero 30 milioni di euro vengono portati chissà dove dai vari presidenti-proprietari dei club. Prendiamo d’esempio il Benevento che ha una rosa che costa pochissimi di cartellini e stipendi e avrà oltre ai 30 milioni di euro anche altri milioni dal paracadute quando scendera in B. Qundi non solo proprietari usano le squadre per mettersi i soldi in tasca, ma ora avranno ancor più soldi per farlo.INaccetabile

  3. Trovo davvero assurdo che nella redistribuzione dei diritti tv non si tenga minimamente conto dell’audience televisiva di ogni squadra.
    Il valore dei diritti dipende direttamente dagli ascolti tv che generano le partite, e la stragrande maggioranza di questi ascolti è generato da 4/5 squadre.
    Sarà brutto da dire, magari non politically correct, ma se i diritti tv sono venduti a centinaia di milioni, è per club come Juve, Milan, Inter, Roma, non certo Crotone o Benevento.
    Riequilibrare è giusto e doveroso, ma questo è un nosense.

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