fassone fatturato milan raggiungere juventus (foto Calcio e Finanza)
(foto Calcio e Finanza)

Si è tenuto ieri nella sede di Via Aldo Rossi la riunione del consiglio di amministrazione per fare il punto sul budget della stagione 2017-2018.

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport il cda avrebbe preso atto dei passi in avanti relativi alle ipotesi di rifinanziamento del debito da 120 milioni nei confronti del fondo Elliott (i due bond emessi a maggio e sottoscritti integralmente dall’hedge fund Usa).

Proseguono infatti i contatti con alcune importanti banche d’affari internazionali, tra cui Goldman Sachs e Bofa-Merrill Lynch (secondo Repubblica in lizza ci sarebbe anche Morgan Stanley), per ottenere una linea di credito con una scadenza più lunga (i due bond andranno rimborsati nell’ottobre 2018) e un tasso di interesse più basso rispetto a quello attuale.

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Catena di controllo AC Milan dopo l’acquisizione da parte di Yonghong Li

Un primo passaggio chiave su questo punto, scrive sempre Repubblica, potrebbe esserci già la prossima settimana quando, dopo la partita di domenica contro la Roma, l’amministratore delegato del Milan, Marco Fassone, volerà in Cina per incontrare personalmente il presidente Yonghong Li.

In agenda non ci sarebbe solo il rifinanziamento del debito del club. Yonghong Li e Fassone dovrebbe anche fare il punto sulle sponsorizzazioni in Asia e sull’andamento del progetto Milan China, che nei piani dei rossoneri dovrebbe contribuire alla crescita dei ricavi oltre la soglia dei 500 milioni nel 2022.

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(foto dal blog carlofesta.blog.ilsole24ore.com)

Non è inoltre escluso che il proprietario del Milan e l’amministratore delegato possano ragionare sulla strada che Rossoneri Sport Investment Luxembourg, la holding che ha rilevato il controllo del Milan dalla Fininvest, possa seguire per rimborsare (la scadenza è sempre ottobre 2018) la restante quota del prestito ottenuta da Elliott e servita per completare l’acquisizione della società lo scorso aprile.

Le ipotesi sul tavolo restano quelle iniziali. La via maestra passa per lo sblocco dei capitali detenuti in Cina da Mr Li e dai soggetti (si parla anche di nomi importanti della corporate China) che lo avrebbero voluto affiancare originariamente.

Il presidente del Milan, Yonghong Li (foto: Daniele Mascolo)
Il presidente del Milan, Yonghong Li (foto: Daniele Mascolo)

Ma per questo servirebbe un cambio di rotta da parte del governo di Pechino rispetto alla stretta sugli investimenti esteri degli ultimi mesi. In questo senso sarà fondamentale l’esito del congresso del Partito comunista, in agenda a metà ottobre, che sancirà la linea del governo cinese per il futuro.

L’altra ipotesi di lavoro resta quella della quotazione in borsa del Milan. In questo caso i capitali necessari a fare fronte agli impegni presi da Rossoneri Sport con Elliott arriverebbero dalla borsa. Yonghong Li venderebbe parte della sua partecipazione nel Milan nell’ambito dell’offerta pubblica al mercato e con il ricavato potrebbe rimborsare il fondo.

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Esultanza dei giocatori del Milan (foto Insidefoto.com)

La terza via, indicata ieri in un lancio dell’agenzia Reuters, ma che non ha trovato riscontri presso il club, potrebbe passare invece dalla ricerca di uno o più soci, che affianchino Yonghong Li nel capitale del  Milan.

Secondo quanto riportato pochi giorni fa dal Sole 24 Ore, tra i soggetti che starebbero studiando il dossier Milan ci sarebbe il finanziere inglese Keith Reginald Harris.

Harris, 65enne, con un passato in Morgan Grenfell, Drexel Burnham Lambert, Apax Partners e in HSBC Investment Bank, avrebbe già avuto modo di ragionare su un possibile investimento nel Milan già ai tempi di Silvio Berlusconi, ma poi tutto fallì a causa di divergenze sul prezzo.

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