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Josè Mourinho e Pep Guardiola (Insidefoto)

Come 12 mesi fa CF – calcioefinanza.it torna ad occuparsi degli allenatori e delle cifre investite dagli stessi (o meglio, dalle società che li assumono) nel calcio mercato.

Per rendere omogeneo il periodo di analisi e quindi il confronto tra i tecnici (alcuni non avevano ancora appeso le scarpette al chiodo oppure erano all’inizio della carriera in panchina, mentre altri
già potevano vantare una ricca bacheca) l’orizzonte temporale di riferimento, come nel precedente studio, è stato fissato nelle 10 stagioni calcistiche (dal 2008/2009 per intenderci).

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Il dato che più salta all’occhio della tabella soprastante (tabella 1) è la presenza di ben due allenatori oltre quota un miliardo, che tradotto in termini più immediati significa più di 100 milioni di budget a stagione.

Se per Guardiola è questione di una manciata di milioni (ma è anche vero che il catalano ha “beneficiato” di un anno sabbatico tra il 2012 ed il 2013), Josè Mourinho sorpassa tale quota di quasi 50 milioni di euro, tra l’altro non considerando gli ingenti investimenti agli albori dell’era Abramovich (le stagioni 2004/2005 e seguenti non sono infatti state considerate, come già espresso precedentemente per omogeneità).

Più staccati Ancelotti e Pellegrini, mentre Allegri con tre milioni spesi in più di Emery (ma chissà se matureranno i bonus previsti dal contratto di Mbappè) chiude la top-5. Interessante notare come Arsene Wenger, l’unico di questi 15 allenatori che ha partecipato completamente (Allegri fu esonerato il 13 gennaio 2014 dal Milan, quindi nel mezzo della sessione) a tutte le ultime 19 sessioni di mercato (quella invernale 2017/2018 ancora deve arrivare) abbia speso in sostanza la metà dei suoi rivali in Premier League, con una media di poco meno di 30 milioni a sessione.

A completamento di questo ragionamento va anche sottolineato come Antonio Conte e Louis Van Gaal, avendo per due anni ciascuno guidato selezioni nazionali, non hanno ovviamente avuto la possibilità di “fare mercato”.

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Utilizzando il grafico soprastante (grafico 1) invece possiamo analizzare la progressione delle spese per i principali allenatori. Vediamo quali possono essere le principali indicazioni. Innanzitutto che anche all’interno di un orizzonte temporale limitato l’effetto “carriera” è comunque un fattore determinante: tra i “primi tre” e i “secondi tre” infatti ben visibile la spaccatura dettata dal fatto che Mourinho, Guardiola e Ancelotti erano allenatori con un curriculum importante già ad inizio del periodo di analisi, mentre Allegri, Conte e Simeone erano agli inizi delle rispettive carriere.

Sono ben visibili anche le interruzioni dettate da periodi sabbatici o esperienze diverse (leggi panchina della nazionale italiana), ma soprattutto il notevole incremento delle pendenze delle rispettive rette a partire dalla stagione 2013/2014: infatti a “metà strada” nessuno degli allenatori aveva speso metà del totale o simile (l’unico vicino è Ancelotti con il 44%, ma è da considerare anche l’anno sabbatico tra Real Madrid e Bayern Monaco che sporca questo dato), segno di un’ulteriore conferma dell’impennata dei prezzi nelle ultime stagioni.

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Considerando invece l’indicatore acquisti al netto delle cessioni il dato che si evince dal grafico soprastante (grafico 2) è l’assoluta economicità di Diego Simeone: il cholo infatti negli ultimi 10 anni di carriera ha un saldo netto di -59 milioni.

Dato non banale considerando le due finali conquistate sul campo dall’allenatore argentino, perse sempre oltre i 90’ regolamentari. Anche Benitez si rivela come allenatore “economico” con soli 78 milioni di differenza positiva tra acquisti e cessioni.

Terzo posto virtuale per Jurgen Klopp (177) e quarto per Max Allegri con 190: interessante notare come l’allenatore livornese risulti in top-5 per le spese, ma non considerando l’aggregato netto. In vetta sale Manuel Pellegrini con un “600” alla voce delta acquisti – cessioni: l’ingegnere cileno infatti “paga” il fatto di esser stato l’allenatore alla guida del Real Madrid nella stagione che inaugurò la seconda era galactica (Ronaldo, Kakà, Benzema, Xabi Alonso, Arbeloa etc.) e soprattutto del Manchester City nell’epoca dell’esplosione dei ricavi (e quindi delle spese sul mercato) delle squadre di Premier League. A braccetto, ancora una volta, Guardiola e Mourinho.

Quest’analisi, che non intende giudicare il valore dell’operato dei tecnici ed è parziale in quanto considera solamente le spese relative ai movimenti di cartellino e non dunque, ad esempio, l’ingaggio dei calciatori (un parametro zero non è incidente nell’analisi, ma l’ingaggio, se elevato, impatta fortemente sul conto economico della società) va anche intesa in un’ottica più ampia. Ogni squadra, intesa come team di lavoro, è un organismo che attraversa diverse fasi nel proprio ciclo di vita: nascita, sviluppo, maturità, declino. Tali spese infatti possono avere simile entità, ma riferirsi ad acquisti che soddisfano strategie diverse.

Il caso recente può essere quello di Manchester City e United: i citizens nell’ultima stagione di mercato hanno speso 240 milioni di Euro, sostanzialmente rivedendo le corsie laterali (Mendy, Danilo, Walker, Bernardo Silva, oltre al portiere Ederson) e come ammesso dallo stesso Guardiola, spendendo tanto per tanti giocatori. Il Manchester United è invece andato sul “sicuro”, spendendo meno rispetto ai rivali (circa 70 milioni di Euro), ma mancando il quarto obiettivo (Perisic, dopo gli arrivi di Lindelof, Matic e Lukaku) dei tasselli che Mourinho aveva chiesto per alzare il livello della squadra al suo secondo anno di panchina.

2 COMMENTI

  1. L’unico dato che ha senso sono gli acquisti al netto delle cessioni.
    Che si chiamano investimenti.
    E la parola “spese” non si capisce bene cosa sia, a parte per le massaie.
    Perchè se uno compra una Panda e basta “spende” e realmente poi tira fuori dei soldi dal suo reddito o dai suoi risparmi o si finanzia, me se un altro compra una Panda ma si vende la Ferrari non “spende”, incassa, cioè più propriamente disinveste.
    Si dovrebbe parlare di investimenti e disinvestimenti. Non di “spese”.
    La “spesa” da sola è un parametro buono per i “social”.
    Farci sopra “un’analisi” è fare un’analisi sopra un assurdo.

    Tra parentesi il lavoro di un D.S. non è quello di “spendere” di più o di meno ma di creare valore. E in quello ha successivamente un ruolo anche l’allenatore con i risultati e sempre più importante la divisione marketing nel pompare il giocatore dandogli un ulteriore (e che magari diventa la porzione più importante) valore mediatico come ad esempio è oggi per Dybala.
    Forse un’analisi di quelle dinamiche sarebbe meno “social” ma più interessante delle “spese”.

  2. P.S. Non sarebbe stato male citare la fonte dei dati.
    O meglio prima dell’era “social” sarebbe stato il minimo sindacale.
    Diciamo che se fosse, dico un nome a caso, Transfermarkt, almeno uno può controllare da sè se almeno il copia-incolla è giusto e anche le somme o le differenze….