«Sarà una campagna acquisti molto difficile. Perché si sta vivendo dentro una bolla speculativa molto pericolosa. Oggi, per i calciatori in Italia, girano dei prezzi insostenibili. Quando scatta una clausola da 220 milioni, nonostante possa riguardare un top player, si produce un effetto che droga tutti i prezzi».

E’ quanto affermato da Walter Sabatini, coordinatore dell’area tecnica di Suning Sport, in un’intervista rilasciata a Walter Veltroni e pubblicata sul Corriere dello Sport, negando ogni interesse dell’Inter per il centrocampista del Real Madrid, Toni Kross.

«Una balla. E’ un’ipotesi che non ha nessun fondamento. E’ un auspicio dei giornali del Nord, ma non ha nessun fondamento», ha spiegato Sabatini, secondo cui non c’è alcuna possibilità che i top player del calcio mondiale possano venire a giocare in Italia. Almeno in questa fase storica.

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Secondo il coordinatore dell’area tecnica del gruppo Suning, «nessuna società italiana ha la forza» di prendere un top player dall’estero. Per questa ragione, sottolinea Sabatini, «noi dobbiamo lavorare su altro livello, su un secondo mercato e individuare il talento prima». Una volta che un calciatore è «affermato e conclamato, non viene più» in Italia, «è così».

Nell’intervista al Corriere dello Sport, Sabatini si sofferma anche su ciò che non va nel calcio italiano di oggi.

«Dovrei dire una cosa antipatica. Nel calcio italiano albergano troppe persone. E’ una sorta di caravanserraglio in cui tutti cercano il loro strapuntino. Approfittando di un sistema informativo drogato, molte persone sgomitano senza titolo per ritagliarsi un ruolo. Aggiunga che una volta c’era Brera, il raccontatore di storie, il calcio diventava anche letteratura godibile. Oggi le telecamere frugano da tutte le parti, e l’informazione non diventa più racconto ma opinione cangiante perché tutti hanno la loro, tutti la urlano. E’ un calcio, come la società, emotivo…», ha spiegato.

Spazio anche a una riflessione sul ruolo delle proprietà straniere nel calcio italiano. Un argomento che Sabatini ben conosce, avendo lavorato a Roma con la proprietà USA di James Pallotta e ora con i cinesi di Suning.

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«Ho avuto il presidente padrone, il presidente divora allenatori, il presidente proprietario assoluto. Ho avuto Gaucci, Zamparini, lo stesso Lotito. Però devo dire che quando mi trovo in un rapporto diretto, anche se conflittuale, mi trovo comunque bene. Con gli altri i rapporti sono più complicati perché richiedono una comunicazione costante, fatta di tecnicismi, di piccoli racconti, di una sorta di resoconto quotidiano che non sono capace di fare neanche con me stesso. E’ molto più complicata la relazione con la proprietà straniera. Il problema è che noi abbiamo la presunzione di pensare che la nostra cultura occidentale, il nostro modo di vedere, inquadrare un problema, decidere sia quello più giusto, persino l’unico. E a volte uno prova un disagio enorme, non capisce i silenzi, le mancate risposte. Sto cercando di comprendere come i cinesi si mettono in rapporto con la vita e le cose per capire come poi affronteranno i problemi del calcio».

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