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(Insidefoto.com)

Dopo il fallimento della prima asta sui diritti della serie A, la Lega Calcio ha ventilato l’ipotesi di auto prodursi le immagini.

L’idea ha evocato nella mente dei tifosi l’esperienza – fallimentare – di Gioco calcio, la piattaforma presentata il 26 agosto 2003 da un consorzio nato per tutelare gli interessi economici di quei club italiani di seconda fascia (le cosiddette “provinciali”) rimaste senza contratto televisivo.

Ma per capire come funzionerebbe il canale della Lega Calcio bisogna mettere in chiaro alcuni concetti sostanzialmente diversi rispetto a quella iniziativa. Partendo da un dato: un canale della Lega non avrebbe una piattaforma autonoma ma si rivolgerebbe ai vari distributori, da Sky a Mediaset da Telecom a Fastweb.

Sarebbe come Eurosport – scrive oggi la Gazzetta dello sport – che, dal punto di vista dei tifosi aggiunge: avrebbero più scelta perché lo stesso canale sarebbe distribuito su più piattaforme.

Già adesso l’utente paga per la Serie A attivando pacchetti ad hoc con le pay tv. Il canale della Lega integrerebbe i bouquet dei vari broadcaster: un prodotto chiavi in mano dato in affitto a tutti i distributori interessati.

Il piano prevede 1,2 miliardi di fatturato, con costi di 100­-120 milioni. Le entrate arriverebbero dalla pubblicità e dalla compartecipazione ai proventi degli abbonamenti. La Lega dovrebbe strutturarsi con una parte produttiva e una editoriale per creare un palinsesto 24 ore su 24 di calcio, magari coinvolgendo la B.

Giusto quindi aggiungere anche la precisazione del Corriere della sera: non si va a sfidare Sky, Mediaset & co. rivolgendosi direttamente ai telespettatori — impresa impossibile —, piuttosto si costruisce un palinsesto a uso e consumo per le pay tv.

Sarebbe insomma una iniziativa B2B da proporre alle televisioni e in questo senso l’esperienza già attivata della regia unica sicuramente tornerebbe molto utile.

Per i tifosi a casa non cambierebbe nulla.

La Lega già oggi produce le immagini attraverso la regia unica ma un passo del genere è paragonabile a un triplo salto carpiato: da organizzatrice del campionato diventerebbe anche editore con una società ad hoc. Un caso unico in Europa. Trattative private e vendita diretta dei contenuti senza aste.

Possibile? Tecnicamente sì, Infront, che ha alle spalle il colosso cinese Wanda, ha le capacità produttive per farlo. Servono però soldi e una visione comune in un mondo che dovrà superare la sua liti.

Il concetto parte da una considerazione: allargare la platea all’insegna del «più calcio per tutti». Quelli che pagano, naturalmente.