Dove vedere Premier League streaming tv
La festa del Chelsea (foto Insidefoto.com)

Crollano gli ascolti in Premier League. Secondo quanto riporta il Financial Times, il campionato inglese ha accusato un duro colpo in quanto ad audience, soprattutto per le gare trasmesse da Sky.

Stando ai dati del quotidiano britannico, gli spettatori medi delle partite trasmesse su Sky Sport UK sono calati del 14%, mentre il calo è stato più contenuto per quanto riguarda il monte ore totale, sceso del 6%. Numeri che, anche in Inghilterra, fanno riflettere sulla sostenibilità degli investimenti da parte dei broadcaster: Sky infatti ha speso complessivamente 4,2 miliardi di sterline per mostrare 126 partite di Premier League ogni anno, pagando così circa 10 milioni di sterline a gara.

Non va molto meglio a BT Sport, che ha pagato 960 milioni di sterline per la sua quota dei diritti di trasmissione di 42 partite per stagione: la rete di British Telecom ha infatti registrato una calo più modesto, ma pur sempre del 2%, dell’audience nella stagione appena conclusa, che ha visto trionfare il Chelsea di Antonio Conte.

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(foto Insidefoto.com)

Nonostante il crollo dell’audience, Sky ha dichiarato che è stata incoraggiante la crescita del numero totale di persone che hanno seguito la Premier League (basato sul numero di persone che hanno seguito la Premier League per un minimo di 15 minuti su qualunque piattaforma): si tratta, secondo l’emittente satellitare, del dato migliore degli ultimi tre anni.

Per quanto riguarda il crollo dell’audinece, il peggiore da quando sono stati stabiliti i metodi di misurazione nel 2010, secondo Sky (che ha comunque fatto segnare un +31% per quanto riguarda gli ascolti su SkyGo) è dovuto in parte al fatto che con il nuovo accordo siano state aggiunte 10 gare riguardanti squadre meno popolari, e che la retrocessione di Newcastle ed Aston Villa abbia fatto il resto.

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Marcos Alonso e John Stones (Insidefoto.com)

Una situazione che, riporta il Financial Times, metterebbe ancora più sotto pressione i broadcaster tradizionali, sotto la spinta dei nuovi soggetti come Netflix e Amazon Prime Video. E, così come in Italia, anche in Inghilterra si interrogano riguardo la sostenibilità degli investimenti per quella che è una delle maggiori fonti di introiti dei club inglesi.