Cairo in Lega c'è unità di intenti
Urbano Cairo, presidente del Torino e di Rcs (Insidefoto)

«Sono assolutamente sereno, ma non lo dico soltanto perché sono dalla parte di chi vende con altre 19 società. Semplicemente, è così. Perché veramente il nostro sport è fondamentale per vendere poi la pay tv e per fare ascolti. Perciò secondo me noi dobbiamo assolutamente spuntare valori maggiori di quelli che già avevamo». La pensa così il presidente del Torino e di Rcs MediaGroup, Urbano Cairo, in merito all’esito dell’asta sui diritti tv della Serie A 2018-2021 e alla decisione della Lega di riformulare il bando e posticipare i tempi per spuntare almeno 1 miliardo di incassi a stagione.

In un’intervista rilasciata all’agenzia ANSA il numero uno del Toro, che è anche uno dei principali editori italiani (tramite Cairo Communications detiene il controllo del La7), si è detto pertanto sicuro che al prossimo giro la Lega di Serie A e l’advisor Infont riusciranno a raggiungere l’obiettivo minimo.

«Il calcio è quella cosa che in America chiamano killer application», spiega Cairo, «per cui tu che hai un prodotto grazie a questo enorme moltiplicatore di interesse lo vendi di più: quindi noi siamo in una botte di ferro».

«Credo che i diritti tv abbiano, come dimostrano i paesi europei, e parlo non solo di Gran Bretagna e Spagna ma anche di Germania, un valore ben superiore a quello che per il momento abbiamo ottenuto come Lega. Per cui sono assolutamente sereno», continua il presidente del Torino.

Ma qual è il sistema per ottenere il risultato auspicato dalla Lega di Serie A? «Si stratta di capire se cambiare per esempio il tipo di proposte e il tipo di pacchetti, andando incontro a quello che è una tendenza o una richiesta da parte di alcuni operatori. Da noi si è sempre fatto per piattaforme, dando quindi la stessa partita a più operatori, ora si tratta di vedere se non sia il caso di fare una cosa diversa. E’ da valutare questo. Oppure ancora se non sia il caso di fare una piattaforma gestita internamente dalla Lega».

Anche per Cairo, dunque, il piano B è rappresentato dal canale tv prodotto e gestito direttamente dalla Lega di Serie A. E’ ipotizzabile davvero la sua nascita? «Altroché, ci mancherebbe: assolutamente sì. Diciamo che chiaramente per farlo devi avere un dipartimento interno avanzato: ovvio che la nostra lega debba svilupparsi molto più di quanto ha fatto fino a oggi, occorre avere un dipartimento interno che faccia le produzioni e le faccia bene».

«Lo stanno facendo molto bene in Spagna», sottolinea l’editore, «con la Lega diretta da Tebas, un manager bravissimo che ha sviluppato molto queste attività: le producono loro. E sviluppano i diritti all’estero con presenze ovunque nel mondo per raccogliere 630 milioni invece dei nostri 180. Quasi quasi, se le cose non si svilupperanno – come io credo che faranno, perché sarebbe una follia per qualcuno perdere i diritti tv – potrebbe essere una benedizione essere costretti a fare una tv della Lega, perché potremmo avere dei vantaggi importantissimi. Quindi io sono molto tranquillo che si possa fare una cosa molto positiva in un modo o nell’altro».

E di fronte alle critiche di Sky, che in una nota ha ribadito di essere stato l’unico operatore ad aver offerto quasi 500 milioni per tutta la Serie A, Cairo ha risposto. «Stimo molto Sky, sono bravissimi, i più bravi che ci sono. Quindi non voglio dire quel che loro devono fare. Ma ribadisco il concetto: il calcio è la killer application, quindi noi siamo in una botte di ferro. Nel senso che o gli operatori ci daranno più soldi perché faremo un bando che soddisferà il desiderio di calcio di alcuni di loro; o prenderemo più soldi perché faremo un canale della Lega».

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