Da Liedholm a Montella, il Milan berlusconiano ha cambiato una ventina di allenatori e centinaia di calciatori, e decine di dirigenti. A parte Adriano Galliani, che ha lasciato contestualmente al cambio di proprietà, l’unico volto sempre presente a Milanello in questi 11 anni è quello di Antore Peloso, storico direttore del centro sportivo che a 70 anni si prepara ad andare in pensione a luglio, con un bagaglio di ricordi e aneddoti da raccontare ai nipoti.
Scelto da Silvio Berlusconi nel novembre 1986, Peloso trovò il centro sportivo “un po’ malconcio” e per prima cosa ordinò un apparecchio per il fax. Da quel momento, ha trascorso più giorni e notti a Milanello che nella sua casa a Milano Due, occupandosi di “far tutto il necessario per mettere giocatori e allenatori in condizione di pensare solo a giocare e vincere”.

Significa mandare avanti l’intera struttura, dal ristorante alla cura del verde. Praticamente “è come allenare una squadra, ma più facile perché si dispone sempre degli stessi uomini”. Invece ogni estate è un via vai di giocatori, e dal suo osservatorio privilegiato sul Milan, a Peloso bastavano “piccoli inizi per capire con largo anticipo dove sarebbe andata a parare una stagione”.
Negli anni d’oro “a Milanello si marciava tutti nella stessa direzione, dai medici al team manager Ramaccioni, fino al comparto marketing che coinvolgeva i giocatori per gli eventi – racconta Peloso all’agenzia ANSA -. E negli ultimi anni? Tutta un’altra cosa, mi avvalgo della facoltà di non rispondere…”.
Friulano, appassionato di pittura, il direttore di Milanello ha trovato non poche ispirazioni nel centro sportivo, e il suo angolo preferito, “fra camelie e alberi dalle foglie rosso fuoco”, è il pergolato di fronte alla sala del camino, quella dove Berlusconi era solito radunare la squadra. “In quella sala nell’ultimo periodo il presidente aveva organizzato una serie di pranzi con imprenditori e dirigenti di aziende italiane – spiega Peloso, che la nuova dirigenza vuole ringraziare nelle prossime settimane -. Sembrava potesse sfociare in una cordata di acquirenti del Milan invece non se n’è fatto nulla. Allora si cambia pagina”.