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(Insidefoto.com)

I dati esposti nel documento della Lega Pro “Il Sistema di rating di Lega Pro”, mostrano che, mentre la maggior parte dell’attenzione viene focalizzata nel celebrare le best practices delle grandi potenze europee, c’è un’ampia area del calcio professionistico che non dispone delle risorse e competenze manageriali dei top club.

“Sotto il profilo economico-finanziario – si legge nel documento – non è infatti pensabile che il Sistema possa proseguire come nell’ultimo quinquennio: ben 72 squadre su 329 sono state penalizzate (32 su 114 nell’ultimo biennio con Lega Pro) per un totale di 243 punti di penalizzazione (107 nel biennio di Lega Pro) mentre i club falliti sono 28 di cui 6 nell’ultimo biennio targato Lega Pro. Il dato è ancora più emblematico considerando i 15 anni tra 2000 e 2015: le squadre fallite/non iscritte sono 107.”

Nelle ultime 5 stagioni circa 1 club su 5 è stato penalizzato, mentre quasi 1 su 10 scomparso.

Nella prospettiva di un calcio sempre più business-oriented e “finanziarizzato”, la Lega Pro sembra quindi avere davanti uno scenario non propriamente roseo. Attenzione però a rischiare di ridurre le possibilità future del terzo livello del calcio italiano a un mero ragionamento contabile e statico: il nostro “campionato dei Comuni d’Italia” può far leva su un patrimonio e dei vantaggi competitivi non da poco.

Lega Pro, progettare il rilancio

Il nuovo corso presidenziale targato Gravina, forte del suo background imprenditoriale, sembra aver intuito gli elementi su cui impostare la rinascita della Lega, individuando una misura semplice, ma non banale se scendiamo nel particolare: la definizione di un rating (che affianca ma non sovrappone il Sistema di Licenze ancora decisivo ai fini dell’ammissione al campionato) per classificare le società partecipanti al campionato, in base al loro livello di virtuosità.

L’indicatore di sintesi, seppur facendo un ampio riferimento all’aspetto economico-finanziario, non si limita solo a ciò: ed è questa infatti la chiave che differenzia l’iniziativa della Lega Pro dal trend intrapreso a livello europeo.

I sistemi di controllo e monitoraggio come il Fair Play Finanziario, ma anche come quelli recentemente annunciati in Italia o già adottati in Inghilterra, Spagna e Francia si focalizzano limitatamente a ricavi, costi e debiti. La peculiarità della Lega Pro è invece quella di recuperare e rielaborare (in base alla specificità nazionale) il modello tedesco che ha portato il sistema teutonico dalla delusione del Mondiale casalingo alla rinascita in campo internazionale.

Fatte le dovute proporzioni, è la lungimiranza nell’aver inquadrato la sostenibilità economica-finanziaria all’interno di un sistema atto a valorizzare il sistema “comunale”, che può far recuperare credibilità e valori, e addirittura rilanciare il “campionato più grande del mondo” (contando ben 60 squadre suddivise in 3 gironi) come fucina di talenti per palcoscenici più brillanti (Ancelotti, Baggio, Allegri, Sarri sono alcuni dei nomi con esperienze da calciatore e/o da tecnico nella storica Serie C).

Lega Pro, le logiche del rating

L’idea, semplice ma incentivante, è quella di inserire i club in fasce che sintetizzano oggettivamente la performance dei club in base a quattro aspetti:

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La Commissione Indipendente incaricata della valutazione, partendo quindi dai valori iscritti a bilancio, stabilirà annualmente:

  • se ciascun club ha raggiunto gli Standard Minimi (SM)
  • il punteggio ottenuto grazie a Buone Pratiche messe in atto (BP)
  • la determinazione della fascia di rating in cui il Club si colloca

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Il prodotto finale è quindi un immediato giudizio che comunica globalmente la virtuosità della società e spinge i club a ragionare in una prospettiva di lungo termine e collettiva.

Il Sistema di Rating proposto dalla Lega è quindi il primo passo per dotare, nel lungo periodo, le squadre di Lega Pro di una vision business-oriented e competenze manageriali, modernizzando così il calcio delle “serie minori”, avvicinandolo alla struttura della Serie A.

Nel tempo, l’aspettativa è che questi due elementi siano la base per una gestione delle finanze dei club in modo sostenibile e un potenziamento delle società sportive, in modo da trasformare “semplici squadre di calcio” in entità radicate nel territorio e attive nello sviluppo del tessuto sociale locale.

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