La China Super League che ha preso il via venerdì 3 marzo è diventato uno dei tornei più ricchi del mondo. Il quotidiano MF – MilanoFinanza.it in un articolo firmato da Andrea Pira, esperto di business del mercato cinese, analizza la situazione dal punto di vista dei proprietari dei club.

Nel 2016 (dati Fifa Tms) i club cinesi hanno speso 451,3 milioni di dollari, il 344,4% in più rispetto all’anno prima. Soltanto i quattro grandi tornei europei hanno speso di più, con in vetta la Premier League inglese e a seguire la Bundesliga, la Liga e la serie A italiana.

Il calcio è un settore ormai strategico nell’idea di soft power che la leadership cinese ha in mente. Il mondo dell’imprenditoria, pubblica e privata, si muove di conseguenza. Il pallone si trova quindi a incrociare comparti maturi, come quello immobiliare, sul quale si allunga già l’ombra di una possibile nuova bolla.

Costruttori e società di real estate sono nella proprietà di 11 delle 16 squadre della massima divisione. «Gli investitori guardano ai club come a un possibile catalizzatore per un ulteriore sviluppo delle città e delle aree attorno agli stadi», scrivevano lo scorso ottobre gli analisti di Nielsen.

Il modello è quello europeo di un’offerta differenziata, che oltre allo stadio include strutture commerciali, luoghi per l’intrattenimento e il tempo libero, zone residenziali.

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In quest’ottica va letto l’investimento con il quale il gruppo immobiliare Sinobo Land ha rilevato dalla statale Citic il 64% del Beijing Guo’an, portando la valutazione del club della capitale a 750 milioni di euro, più del Milan e dell’Atletico Madrid, squadre con una storia e un palmares di ben altro livello. Ha interessi nell’immobiliare anche la proprietà dei campioni di Cina.

Il Guangzhou Evergrande è favorito anche in questa stagione, all’inseguimento del sesto titolo consecutivo. Un filotto merito degli investimenti del Evergrande real estate group, secondo gruppo cinese del settore (ma con un indebitamento in aumento), che detiene il 60% del capitale, dopo aver rilevato il club nel 2010 e averlo portato in borsa nel 2015. La proprietà condivisa con Alibaba, leader indiscusso dell’e-commerce in Cina, che 2014 ha investito nel club 1,2 miliardi yuan, al cambio attuale circa 164 milioni di euro.

Sempre al real estate è legata anche la seconda squadra di Canton, il Guangzhou R&F, di proprietà dell’omonimo gruppo di costruttori. E nel settore gravita il Jilin Yatai Group, società che dà il nome al Changchun Yatai, attiva anche nel settore finanziario e delle miniere.

Stesso discorso vale per la Albert Real Estate development che controlla la neopromossa Guizhou Hengfeng Zhicheng; per la China Fortune Lande development con l’Hebei CffC; il Jianye Residential group con l’Henan Jianye: il Greenland group per lo Shanghai Shenhua, nel quale milita Carlitos Tevez; il Tianjin Teda per l’omonimo club della municipalità a mezz’ora di treno da Pechino.

Ad aspirare al titolo quest’anno sono anche il Jiang Suning e lo Shanghai Sipg. La compagine di Nanchino è stata acquistata nel 2015 dalla catena di rivenditori di prodotti elettronici Suning per 73 milioni di euro. Il gruppo sta creando una società ad hoc per lo sport e ha anche rilevato il controllo dell’Inter.

Quanto all’altro club di Shanghai, giunto terzo nella passata stagione e forte di Hulk e Ricardo Carvalho, le finanze arrivano direttamente dalla Shanghai International Port group, l’operatore del porto dell’hub finanziario cinese.

Altri interessati alle sorti del pallone cinese sono la società dell’energia Luneng, proprietaria del club di Jinan e a sua volta partecipata dal gigante pubblico State grid of China, e i produttori di bici e veicoli Lifan, che sponsorizzano il Chongqing.

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