Le scelte politiche di Donald Trump, eletto da poco più di un mese alla presidenza degli Stati Uniti d’America, potrebbero ridimensionare le speranze degli States per ospitare la Coppa del Mondo 2026. È il parere, non banale, dell’attuale presidente della UEFA, Aleksander Ceferin, intervistato dal New York Times. Secondo il numero uno del calcio europeo, se le restrizioni relative ai viaggi in USA dovessero entrare in pieno vigore sarebbe più difficile organizzare il torneo iridato nel Paese: “Tali misure che potrebbero impedire a giocatori, tifosi e giornalisti di partecipare all’evento sarebbero contrarie a ogni tipo di offerta. Questo farà parte della valutazione complessiva e sono sicuro che non sarà di aiuto per gli Usa per ottenere l’organizzazione della Coppa del mondo”, ha detto Ceferin.
L’assegnazione del Mondiale 2026 agli USA è considerata da molti operatori più che probabile perché la Coppa si giocherà in Europa nel 2018 (Russia) e Asia nel 2022 (Qatar). Tocca insomma al contenente Americano incassare l’organizzazione e il Nord potrebbe cogliere l’occasione per presentarsi unito – USA-Canada-Messico – in coppia – USA-Canada oppure con minori chance USA-Messico – o con i soli Stati Uniti intenti a riecheggiare lo storico torneo del 1994.
“Se i giocatori non possono venire a causa di decisioni politiche, o populiste, la Coppa del Mondo non può essere giocata lì. E questo vale per gli Stati Uniti, ma anche per tutti gli altri paesi che vorrebbero organizzare un mondiale”, sostiene Ceferin. “Tifosi e giornalisti dovrebbero essere in grado di partecipare alla manifestazione indipendentemente dalla loro nazionalità. Ma speriamo che ciò non accada”.
L’intervista con uno dei media più rilevanti al mondo è anche l’occasione per parlare degli affari di casa: primo punto in agenda è ovviamente l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea (politica). “Se ‘Brexit‘ prende forma, tutto cambia – dice Ceferin – Ma il calcio si è giocato prima e si giocherà in futuro“. Certo, l’uscita del Regno dalla UE sarebbe un problema anche per i tifosi, perché “con la libera circolazione in Europa è molto meglio”, chiosa (con nostalgia) il numero uno del calcio del Vecchio Continente.