Accordo vivendi Mediaset Fininvest
Il logo del gruppo Mediaset (Insidefoto.com)

«A oggi non c’è dialogo con Mediaset. Ragioniamo su differenti scenari. Deteniamo un po’ meno del 30% (28,8%, nda) e non abbiamo bisogno del 100%. Possiamo rimanere azionisti di minoranza, purché questo porti a un’alleanza costruttiva», lo ha dichiarato Arnaud de Puyfontaine, a.d. di Vivendi, in occasione della pubblicazione dei conti 2016 del gruppo francese che nella Penisola è anche azionista principale di Telecom Italia al 23,9%.

Nelle sue dichiarazioni, riprese questa mattina da MF MilanoFinanza, de Puyfontaine aggiunge: «Siamo in un momento di transizione. Posso solo dire che confermo la nostra strategia di creare un polo del Sud Europa e che, qualsiasi cosa accada, non cambierà la nostra visione. Sono ottimista sul raggiungimento di un esito positivo» col Biscione che indiscrezioni di stampa danno in trattativa con Sky (al posto di Vivendi) per la cessione della pay tv Mediaset Premium.

Quindi, per il futuro tricolore di Vivendi, de Puyfontaine ribadisce che «non controlliamo né Telecom Italia né Mediaset. In Italia c’è questa legge (sui legami societari tra operatori tlc e società media, ndr) che non ha giurisprudenza. Daremo alle autorità italiane tutto quello che serve», riferendosi all’Agcom.

Intanto, il gruppo francese chiude un anno «di transizione e trasformazione», rilanciando sul 2017 «di crescita».

Ora Vivendi deve risolvere la situazione di Canal+, tv che ha perso in un anno 492 mila abbonati in Francia (oggi pari a 5,25 mln). Tanto che si è passati da un’offerta unica a 39,9 euro a una gamma a 19,9 euro. Poi c’è per esempio Vivendi Village, società d’intrattenimento digitale, «terreno ancora di sperimentazione» con margini negativi. Uno dei principali pilastri del gruppo è invece Universal music, con artisti in portafoglio come Rihanna e Justin Bieber. L’etichetta ha un fatturato di 5,3 mld (+3,1%) e un ebita di 644 mln (+8,4%).