La Cina ridurra’ drasticamente gli investimenti dei gruppi di Stato all’estero in alcuni settori. Lo ha annunciato il Governo nel tentativo di fermare l’uscita di capitali riducendo l’impennata delle acquisizioni “irrazionali”.

La Sasac – agenzia cinese che amministra 102 gruppi che dipendono dal governo centrale – compilera’ un elenco dei settori in cui gli investimenti all’estero saranno vietati o posti sotto stretta supervisione.

Nessun settore e’ escluso, dal calcio al cinema, dalle tecnologie high-tech al turismo. A inizio 2016, ChemChina ha acquistato Syngenta per 43 miliardi di dollari, operazione a lungo incoraggiata da Pechino. Ma dopo alcuni mesi la musica e’ cambiata: da dicembre il Governo ha dichiarato guerra agli investimenti “irrazionali” all’estero, soprattutto nello sport e divertimento.

Secondo indiscrezioni – pubblicate questa mattina da un lancio dell’agenzia Radiocor – nel mirino ci sarebbe anche l’industria pesante, energia, miniere, immobiliare e petrolio. I gruppi pubblici saranno incoraggiati a focalizzare le acquisizioni in settori ritenuti strategici: treni ad alta velocita’, tlc, nucleare. Gli investimenti cinesi all’estero sono saliti del 44% nel 2016 a 1.130 miliardi di yuan (154 miliardi di euro), sorpassando quelli dei gruppi esteri in Cina.

Le Autorita’ sono convinte che molte di queste operazioni siano fatte a credito, dal momento che il debito cinese (privato e pubblico) si e’ elevato al 250% del Pil.

L’uscita dei capitali dalla Cina ammonta a 730 miliardi di dollari nel 2016 secondo una stima di Standard Chartered, e questo alimenterebbe il deprezzamento dello yen.

Le indiscezioni finora indicano l’intenzione del Governo di vietare la gran parte degli investimenti oltre 10 miliardi di dollari; le acquisizioni oltre il miliardo di dollari fuori dal core business del gruppo cinese interessato sarebbero ugualmente interdette.

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