Lo sport e le partite di calcio, dalla Serie A alla Champions, sono tra i contenuti più ricercati dai telespettatori, al pari dei film. Ma le «previsioni regolamentari» della legge Melandri non sono state in grado di «arginare fenomeni anticoncorrenziali, mentre altre hanno fallito nello stimolare l’emergere di un’offerta alternativa a quella degli operatori storici».

A scriverlo è oggi il quotidiano ItaliaOggi, che analizza i temi chiave che l’Authority si trova a dover affrontare nel settore media in vista di un 2017 particolarmente caldo. L’Antitrust presieduta da Giovanni Pitruzzella ha annunciato ieri i risultati dell’indagine conoscitiva sul settore audiovisivo della Penisola.

Con l’arrivo del nuovo governo guidato da Paolo Gentiloni e il ritorno del ministero dello sport, affidato a Luca Lotti (ex sottosegretario alla presidenza del consiglio di Matteo Renzi, che mantiene anche la delega sull’editoria), una revisione del modello di assegnazione dei diritti sportivi tv è tornata d’attualità e quindi l’Antitrust auspica la definizione di linee guida più dettagliate.

L’obiettivo è quello di determinare maggior competizione. Come, puntando non solo su una singola piattaforma, con tempi rapidi e certi nell’assegnazione e attraverso una valutazione della stessa Autorità che abbia valore vincolante. Pena «la nullità della procedura».

Proprio nei giorni scorsi, su questo tema, l’Antitrust ha incassato l’accoglimento dei ricorsi al Tar contro le multe che erano state comminate a Lega Calcio, Infront, Sky e Mediaset.

Soprattutto internet – secondo l’Antitrust – non dev’essere considerato «accessorio» alle piattaforme tradizionali, digitale terrestre e satellite. Solo così si può favorire la partecipazione alla gara di nuovi operatori.

E del resto: Netflix, Amazon Prime Video o Discovery, ovvero i nuovi operatori tv sbarcati in Italia hanno fatto parlare molto di sé ma la concorrenza nel sistema televisivo italiano ha ancora molti nodi da sciogliere.

Infine, dal punto di vista infrastrutturale, la cessione alla telefonia mobile delle frequenze della banda 700 mhz non è stata ancora definita e di conseguenza la transizione genera incertezza.

Efficiente, trasparente e veloce dev’essere il passaggio della banda 700 mhz agli operatori di telefonia mobile, se non si vogliono avere ripercussioni negative sui consumatori.

La cessione ridurrà la disponibilità di frequenze per la tv e allora – sempre a giudizio dell’Authority guidata da Pitruzzella – le sue regole devono essere conosciute da tutti gli operatori con anticipo e, nel loro rilascio, devono essere favoriti gli operatori che maggiormente possono utilizzarle in modo efficiente.