La pay tv in tutta Europa è in crisi, o meglio il mercato, come fotografato dal rapporto ItMedia Consulting – di cui scrive oggi il quotidiano ItaliaOggi – in uscita il 4 ottobre prossimo è “tendente alla stagnazione”.

Un rapporto interessante i cui dati dovrebbero essere alla base di strategie e scelte degli operatori anche perchè si inserisce alla vigilia di un anno – il 2017 – che sarà importante per la negoziazione dei diritti tv del calcio fino al 2021 di molti eventi (tra cui la Serie A, in Italia, e la Champions League, a livello europeo).

L’Italia lo scorso anno ha fatto registrare un -0,7% nella tv a pagamento. La Francia ha perso il 2%. Solo nel Regno Unito la crescita è stata più sostenuta.

Nei 17 paesi presi in considerazione la pay tv dopo anni di incrementi è cresciuta di appena lo 0,5% arrivando a 44 miliardi di euro.

Ma i dati della pay tv non raccontano tutto. Cresce ad esempio la televisione via internet, Iptv, che ha registrato una crescita totale nei paesi considerati di quasi il 64% nel periodo 2011-2015, secondo il rapporto «Turning digital» per 5,8 milioni totali di abbonati (a fine 2015 se ne contavano 600 mila in Italia) anche perchè qui i prezzi medi sono più bassi rispetto alla pay tradizionale.

Per questo i ricavi non sono influenzati sensibilmente.

Cresce invece la pubblicità (sempre a livello di Europa Occidentale): +2,7% nel 2015 a 31,8 miliardi.

La situazione: Uk e Germania fanno +7% e +6% e la crescita è strutturale, la Spagna è in ripresa, mentre in Francia e Italia sotto l’1% si parla di “crisi ridotta”.

Il mercato vale 97,7 mld di euro. 

Le soluzioni? Puntare sugli “skinny bundles”, pacchetti di canali snelli e personalizzabili a un costo inferiore rispetto ai tradizionali abbonamenti della pay tutto incluso.

Negli Usa l’esempio di Sling Tv, con pacchetti da 5 a 25 dollari è staa un successo. In Italia Sky ci prova con Now tv, anche se siamo ancora lontani dal concetto di “skinny bundles”.

E su tutto il mercato incombe ancora il geo-blocking, ovvero la referenziazione territoriale dei diritti che in questo momento spezzetta il mercato. Al momento è garantito, ma un cambio di rotta rappresenterebbe una rivoluzione epocale.