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Giovanni Trapattoni (Insidefoto)
In attesa di saperne di più sulla cessione del Palermo Zamparini torna a un suo vecchio cavallo di battaglia. Un presidente che prenda il suo posto.
«Voglio una persona che gestisca questo momento di transizione – dice Zamparini, come riportato dall’edizione odierna di Repubblica Palermo – Uno che possa fare le mie veci. Lo scorso anno ho chiesto a Trapattoni, ma mi ha detto no. Sarei felice se Gianni Di Marzio volesse ricoprire questo ruolo, ma lui ha la mia stessa età e mi direbbe no. Quindi cerco un cinquantenne che prenda il mio posto».
Nel frattempo la squadra è stata affidata all’inesperto De Zerbi (biennale da cinquecentomila euro) – dopo l’addio di Davide Ballardini e il raggiungimento dell’accordo per la sua buonuscita – che in queste ore sta prendendo contatto con la squadra e iniziando il suo lavoro.
Intanto il Palermo guarda anche al futuro societario. Tra ipotesi di azionariato popolare e una stagione ormai entrata nel vivo, Zamparini torna a parlare delle trattative intavolate. «Cascio – dice il presidente del Palermo – è una persona che mi è simpatica e ha passione, ma di lui so solo che era l’assistente di Michael Jackson. Voglio capire le sue reali potenzialità economiche. Il suo gruppo mi ha presentato una proposta che prevede la chiusura della trattativa entro novembre, ma prevede anche il pagamento di una parte della somma dilazionato in tre anni. Un pagamento che Cascio sospenderebbe in caso di futura retrocessione in serie B. Ho dato mandato a un advisor di capire la reale potenzialità economica del gruppo di Cascio. Io sono disposto anche a un pagamento in cinque o dieci anni, ma noi siamo il Palermo e io sono Zamparini e quindi voglio cedere la squadra a chi mi offre garanzie soprattutto di investimenti futuri. I cinesi, ad esempio, in questa ottica mi hanno già detto che sono pronti a spendere duecento milioni tra squadra, stadio e centro sportivo. Nei prossimi giorni, quando arriverà in Italia una delegazione di questi imprenditori cinesi, ne sapremo sicuramente di più».

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