Storia del Totocalcio. Il 5 maggio rappresenta una data storica per il calcio italiano, non solo per quel 2002 che vide l’Inter perdere un incredibile scudetto all’ultima giornata sul campo della Lazio, ma anche perchè in quello stesso giorno, nel 1946 il Totocalcio premiò per la prima volta un italiano capace di indovinare 12 risultati su 12.

Mezzo milione di lire (463.146) andati a Emilio Biasetti, unico vincitore baciato dalla fortuna, che da quel giorno avrebbe iniziato a scrivere una lunga storia di un simbolo dell’Italia e del calcio italiano che aveva esordito con 34 mila giocate nelle ricevitorie al costo di 30 lire l’una: il prezzo, nel 1946, di un litro di latte.

A ricordare il compleanno del Totocalcio e della schedina è oggi il quotidiano Il Tempo. Autorizzato dalla Direzione generale di Pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno con una circolare inoltrata ai  Prefetti del Regno e al Questore di Roma meno di un mese prima del referendum istituzionale del 2 giugno, il concorso-pronostici era stato affidato all’organizzazione del Comitato olimpico, con l’approvazione della Federazione calcio e la gestione nei primi due anni, per conto del Coni, della Sisal (Sport Italia Società a responsabilità limitata), fondata a Milano dal giornalista della Gazzetta dello Sport Massimo Dalla Pergola con due soci, Fabio Jegher e Geo Molo.

Fu Giulio Onesti, al vertice del CONI, a capire che in quel concorso avrebbe trovato un insostituibile strumento per affrancare lo sport dalla politica e guardare con ottimismo al futuro.

Meno di un anno, e dall’iniziale 1.032.000 d’incasso della prima giocata il concorso era esploso nella stagione 1946-47 con un introito lordo di 7.270.566.428, di cui 1.163.290.628 al Coni, 1.599.524.614 allo Stato e il resto diviso tra ivincitoridel concorso.

A partire dal concorso del 21 gennaio 1951 alla schedina fu aggiunta la tredicesima partita. Nella stagione 1953-54, prima vincita superiore ai 100 milioni. Nel 1978, il primo miliardo. Nel novembre 1993, con un 13 e cinque 12, la vincita superò i 5 miliardi. Poi, altri concorsi: più soldi, meno fascino.