Effetto Vivendi Mediaset sul Milan, le strategie di Fininvest – Quale potrebbe essere l’effetto dell’alleanza tra Vivendi e Mediaset sul futuro del Milan? A prima vista l’operazione che ha portato Mediaset a cedere il 100% della pay tv Premium ai francesi, cementando l’intesa sui contenuti con uno scambio azionario, non sembra avere nessi con i ragionamenti in corso in casa Berlusconi sul futuro del club rossonero. Tuttavia, poiché sia Mediaset sia il Milan sono controllati dalla Fininvest, è necessario guardare alla strategia complessiva della holding per cercare di capire le ricadute a lungo termine dell’operazione sulla composizione futura del gruppo Berlusconi, compresa la presenza nel calcio.

Per capire la direzione presa dalla Fininvest bisogna fare un passo indietro. Ancora fino a qualche mese fa il gruppo Berlusconi, oltre a dover confrontarsi con le difficoltà finanziarie e sportive del Milan, aveva aperti altri tre fronti sicuramente più importanti:

  1. La redditività di Mediaset, appesantita dal lancio di Premium e dagli importanti investimenti effettuati per acquistare i diritti tv della Serie A e della Champions League;
  2. Il rilancio della Mondadori;
  3. Il contenzioso con la Banca d’Italia che aveva imposto a Fininvest di ridurre la partecipazione in Mediolanum dal 30% circa al 9,9%, liberandosi di un pacchetto del 20% del gruppo fondato da Ennio Doris.

Tutti questi fronti negli ultimi mesi sono stati chiusi in modo favorevole, portando a casa importanti risultati.

La battaglia legale combattuta per due anni contro la decisione di Bankitalia di vendere il 20% di Mediolanum è stata vinta grazie a una recente sentenza del Consiglio di Stato. Dunque Fininvest resterà azionista al 30% della società fondata da Ennio Doris, una banca che garantisce un ottimo flusso di dividendi.

Recentemente sistemato anche l’assetto della Mondadori. Il gruppo editoriale di Segrate, presieduto da Marina Berlusconi e guidato dall’amministratore delegato Ernesto Mauri, grazie all’acquisizione della Rcs Libri, si è rimesso in pista dopo le sbandate del 2012 e del 2013, e potrebbe diventare in futuro merce di scambio importante in un futuro risiko europeo dell’editoria.

Chiuse le partite su Mediolanum e Mondadori restava ancora da mettere in sicurezza i conti di Mediaset. Nel 2015 il gruppo del Biscione è tornato a guadagnare (poco) e a distribuire piccoli dividendi grazie soprattutto alla Spagna dove la ripresa economica si è portata dietro anche una crescita della raccolta pubblicitaria.

Ma il peso della pay tv Premium sui conti del gruppo poteva compromettere la redditività di Mediaset anche per i prossimi anni, così come la capacità di pagare dividendi alla holding Fininvest.

La scommessa sui diritti della Champions, fortemente voluta da Pier Silvio, si stava rivelando un buco nell’acqua. Gli abbonati di Premium sono sì cresciuti, ma non abbastanza, e il costo spropositato dei diritti, circa 700 milioni in tre anni, è di dimensioni tali da zavorrare l’intera struttura.

Di qui l’operazione con Vivendi, che si è accollata senza sborsare un euro in contanti il 100% di Premium, alleggerendo però i prossimi bilanci di Mediaset, e che a detta di molti osservatori getta anche le basi per un futuro passaggio dell’intero gruppo televisivo sotto l’alveo del colosso francese presieduto da Vincent Bolloré.

Analisti e operatori di borsa sembrano essere concordi sul punto. «L’operazione con Vivendi libera i bilanci di Mediaset da un’attività in perdita e alleggerisce la struttura finanziaria del gruppo», nota un operatore. Non solo, il mercato potrebbe tornare a valorizzare le attività free to air del Biscione.

In effetti, uno studio di Mediobanca Securities mette in evidenza come le attività italiane del Biscione nella tv generalista siano valutate solo 5,2 volte l’utile operativo, quasi la metà in meno rispetto ai rivali europei (lo sconto è pari al 40%). Insomma, scrive Icbi, uno dei principali valori dell’operazione è quello di «far emergere l’elevato profilo di redditività delle attività televisive in chiaro». Equita addirittura prevede un deciso incremento di utile per Mediaset conseguente sia alla distribuzione dei dividendi di Vivendi sia alla cessione della pay tv.

Pier Silvio Berlusconi ripete come un mantra che la famiglia  continuerà a fare l’editore anche per i prossimi anni. Ma  non dice come lo farà. La sensazione del mercato è che nel giro di qualche anno sia le attività televisive in chiaro di Mediaset sia i libri della Mondadori possano confluire nell’alveo di grandi gruppi europei. Per le tv il partner è già stato individuato. Si tratta di Vivendi, che tra tre anni, partendo dall’attuale 3,5% potrà incrementare ulteriormente la propria quota in Mediaset. Per i libri il partner potrebbe essere un altro. Ma la sostanza non cambierebbe. La famiglia Berlusconi perderebbe la gestione diretta degli attuali business ma diventerebbe azionista di uno/due grandi gruppi europei capaci di pompare dividendi a Fininvest e sistemando così anche la delicata partita relativa alla successione di Silvio.

E veniamo al Milan. La società rossonera assorbe una media di 75 milioni all’anno alla Fininvest e anche quest’anno si avvia a chiudere il bilancio con un rosso di 90 milioni (in linea con la perdita dello scorso anno).

L’accordo tra Mediaset e Vivendi e in prospettiva la successiva trasformazione della Fininvest in una sorta di fondo di investimento della famiglia Berlusconi con importanti quote di minoranza in grandi gruppi editoriali europei potrebbe avere effetti opposti sugli assetti proprietari del club.

Di sicuro il flusso di dividendi che Vivendi potrebbe garantire a Fininvest consentirebbe a Berlusconi di continuare ad avere le risorse per (fair play finanziario permettendo) investire a fondo perduto nel Milan.

Non è un mistero infatti che l’ex premier non ha alcuna intenzione di liberarsi della maggioranza del Milan. Il fatto che l’unica trattativa che sia stata intavolata è stata quella con il broker thailandese Bee Taechaubol è solo perché quest’ultimo, oltre a una valutazione del club in linea con quella chiesta da Berlusconi, si era detto disponibile a investire in minoranza, per poi monetizzare attraverso la quotazione del Milan sulla borsa di Hong Kong.

E’ altrettanto vero che il Milan, oltre che a rappresentare un veicolo di promozione dell’immagine di Berlusconi in Italia e nel mondo, aveva una funzione importante anche nel business televisivo del gruppo, garantendo una presenza diretta in un mercato, quello del calcio, dove Mediaset ha avuto fino ad ora importanti interessi.

Non è un caso che nella ripartizione dei poteri tra i due ad rossoneri Adriano Galliani continui tuttora a mantenere le deleghe sui diritti tv e sui rapporti in Lega Calcio.

Anche per questa ragione, finora i destini del Milan e di Galliani sono stati indissolubilmente legati. Lo storico collaboratore di Silvio Berlusconi ha infatti rappresentato per anni una garanzia per Mediaset in Lega Calcio, specie quando si è trattato di decidere sull’assegnazione dei diritti tv della Serie A.

Con Premium passata a Vivendi Berlusconi avrà ancora bisogno dei buoni uffici di Galliani nella stanza dei bottoni della Serie A? Nei prossimi mesi lo si potrà capire meglio. Se larisposta sarà negativa ci potrebbero dunque essere le condizioni per aprire le porte a un cambiamento manageriale nel club. Sempre che Berlusconi abbia davvero intenzione di farlo.

2 COMMENTI

  1. L’anno prossimo ci sarà l’asta per i diritti televisivi messi in vendita dalla Lega di Serie A, sarebbe interessante sapere le intenzioni di Vivendi verso questi contenuti, se li ritiene importanti o meno ecc…Potrebbero esserci notevoli benefici per i club di Serie A e per l’intero movimento calcistico italiano dalla concorrenza SKY-Vivendi.

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