Scambio azionario Vivendi Mediaset – Un piccolo scambio azionario, attorno al 3%, per disegnare una grande alleanza, quella tra Vivendi e Mediaset. E’ questo secondo Il Sole 24 Ore il primo step dell’alleanza tra il finanziere francese Vincent Bolloré, primo azionista di Vivendi, e il gruppo televisivo controllato dalla famiglia Berlusconi.

Nessuna vendita di Premium, dunque, come ribadito martedì dal cfo del Biscione, Marco Giordani. Mediaset non intende rinunciare alla sua pay-tv (nonostante i risultati poco brillanti delle attività italiane del gruppo nel 2015). L’eventuale accordo Bolloré-Berlusconi dovrebbe dunque partire da uno scambio azionario e di governance.

Scambio azionario Vivendi Mediaset, legali già al lavoro

Su questo, secondo il Sole, starebbero trattando i legali delle due società (lo studio Chiomenti per conto di Mediaset e Carnelutti per Vivendi), anche se il negoziato è solo agli inizi. L’ostacolo maggiore sembrano essere le valutazioni dei due gruppi (a Vivendi fa capo tra l’altro il pacchetto di maggioranza relativa del 24,9% di Telecom Italia).

L’eventuale annuncio dell’operazione italo-francese non dovrebbe pertanto arrivare prima di Pasqua, come invece era sembrato fino a qualche settimana fa, ma dovrebbe richiedere più tempo.

Scambio azionario Vivendi Mediaset, la galassia Fininvest
Scambio azionario Vivendi Mediaset, la galassia Fininvest

Nessun cda di Mediaset è infatti previsto a breve. Lo schema dell’operazione, tuttavia, sembra essere ormai definito. I francesi, entrerebbero nel principale gruppo tv privato italiano. In cambio Fininvest (la holding della famiglia Berlusconi cui fa capo anche il 99% del Milan) i riceverebbe una quota analoga in Vivendi. A cementare l’unione, l’ingresso, di un rappresentante di Mediaset nel board di Vivendi e dei francesi nel cda del gruppo di Cologno.

Scambio azionario Vivendi Mediaset, ai francesi anche azioni Premium

Tuttavia siccome le due aziende non hanno la medesima capitalizzazione (Vivendi vale attualmente 26 miliardi, mentre Mediaset a 4,5 miliardi), l’equity swap potrebbe essere compensato con un conguaglio in azioni Mediaset Premium, che permetterebbe a Vivendi di entrare direttamente dentro la pay-tv e puntare ai contenuti.

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Scambio azionario Vivendi Mediaset, Tarak Ben Ammar starebbe facilitando l’operazione

A lavorare a un accordo tra Vivendi e Mediaset, come regista e mediatore di tutta l’operazione, sarebbe l’imprenditore franco-tunisino Tarak Ben Ammar, consigliere di Mediobanca e in ottimi rapporti sia con Bolloré sia con Berlusconi (entrami peraltro soci di Piazzetta Cuccia).

Il piano Ben Ammar prevederebbe un accordo su tre livelli: contenuti, distribuzione e pay tv. Le aree geografiche coinvolte sarabbero Francia, Spagna, Italia e probabilmente Germania.

Scambio azionario Vivendi Mediaset, un piano su tre livelli

Il primo livello sarà la costituzione di una piattaforma per la distribuzione dei contenuti: dunque la famosa «piattaforma europea pay» per contrastare gli americani di Netflix, terzo incomodo sulla pay-tv tra Sky e Mediaset in Italia e con una strategia paneuropea.

L’accordo tra Vivendi, operatore Tlc anche tramite Telecom, e Mediaset aggredirebbe i cosiddetti «Over-The-Top», ossia gli operatori che offrono, solo via internet, film e serie televisive a pagamento.

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Scambio azionario Vivendi Telecom, il piano anti-Netflix

Il progetto anti-Netflix che starebbero studiando Vivendi e Mediaset prevede infatti una piattaforma comune partecipata da entrambi e aperta ad altri soggetti. Dovrebbe riunire Infinity, la piattaforma di tv on-demand e mobile che Mediaset presente in Italia e Spagna, ma anche altre piattaforme come la società tedesca di streaming Watchever, comprata due anni fa proprio da Vivendi.

Vincent Bolloré: il patron di Vivendi è anche il secondo maggiore azionista di Mediobanca
Scambio azionario Vivendi Mediaset, il finanziere francese Vincent Bolloré

Il pericolo del resto è serio: non solo per i gruppi media come Vivendi e Mediaset, ma per le major di Hollywood stesse (da Universal a Fox e Sony) che hanno creato in modo involontario un colosso come Netflix. Il gigante guidato da Reed Hastings, da puro distributore di contenuti, è diventato produttore realizzando ad esempio serie di successo planetario come House of Cards.

E proprio sui contenuti dovrebbe essere il secondo livello dell’accordo tra Vivendi e Mediaset. Vivendi ha 8 miliardi in cassa ma ha bisogno di alleati come Mediaset ed altri gruppi media in Europa per produrre contenuti esclusivi da distribuire.

Resta infine il terzo livello dell’alleanza: l’accordo sulle pay tv. Canal sul fronte Vivendi e Mediaset Premium. Le due tv a pagamento potrebbero sposarsi per costituire un polo unico in Europa, in questo caso per fare la guerra a Sky.