Dopo l’inserimento di quattro rappresentanti nel board di Telecom Italia e dopo essere salita al 21,4%, l’ad di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, ieri di fronte ai parlamentari riuniti al Senato ha parlato forse per la prima volta esplicitamente da azionista di riferimento della società italiana.

Lo riporta oggi il quotidiano MilanoFinanza che precisa: De Puyfontaine ha ribadito nuovamente l’interesse del gruppo francese a essere investitore di lungo periodo e per l’ennesima volta ha anche smentito qualsiasi contatto o colloquio con terze parti, che si tratti di Xavier Niel oppure Orange.

Sempre sul fronte del business, l’ad di Vivendi ha spiegato, riferendosi a Mediaset, che «al momento non abbiamo nessun progetto» ma «vedremo in futuro. Siamo sempre pronti a cogliere le opportunità che si creeranno».

Telecom Italia «è un gruppo di grande valore e con grandi potenzialità di sviluppo», ha spiegato de Puyfontaine. E così, oltre a ricordare di essere investitori industriali di lungo periodo in Italia, il numero uno di Vivendi ha anche spiegato che il gruppo vuole realizzare un progetto ambizioso in accordo con gli azionisti, gli stakeholder e – passaggio che da alcuni è stato letto come un segnale – «con il governo italiano di cui abbiamo grande stima e di cui apprezziamo gli importanti risultati».

Tutto questo in aggiunta al fatto che il rapporto di Vivendi con Xavier Niel, fondatore di Iliad (entrato in Telecom Italia con opzioni fino al 10% del capitale) «è basato su accordi per la distribuzione di contenuti su Canal+ e su operazioni ben definite, ma non abbiamo mai parlato né discusso della partecipazione di Iliad in Telecom Italia. Non esiste una politica congiunta. Io posso dire solo quello che faremo noi come Vivendi, non quello che faranno gli altri», ha ribadito de Puyfontaine, ricordando anche il confronto avuto in Consob proprio sui movimenti azionari che hanno interessato Telecom.

Niente Niel ma anche niente Orange, visto che il manager francese ha voluto precisare che Vivendi non è un «punto di accesso per Orange», che è interessata a un consolidamento europeo nelle tlc anche passando per Telecom Italia. Il piano dei francesi è un altro: Vivendi punta a creare un «player mondiale dei contenuti» che «possa competere ad armi pari con i colossi statunitensi». La priorità, quindi, è «produrre i contenuti migliori in forme diverse e vogliamo farlo bene, con alleanze strategiche, forti con gli operatori di tlc», ha spiegato. Fino a qui de Puyfontaine ha ripetuto, forse fornendo qualche dettaglio in più, quanto finora aveva sempre sostenuto e spiegato anche in apertura dell’ultima assemblea di Telecom.

Ad esempio ha ribadito di aver «investito in Telecom perché per raggiungere la creazione di valore c’è bisogno di non essere secondi a nessuno per quanto riguarda l’infrastruttura». Su alcuni temi, però, il ceo francese ha dato poi la sensazione di essere per la prima volta più «presente» in quanto azionista di riferimento dell’azienda, per toni e contenuti.

Su Metroweb, «ci sono state molto pressioni e discussioni prima dell’estate scorsa ma con il presidente di Cdp, Claudio Costamagna, c’è una strategia che sta andando bene». Però, ha poi aggiunto de Puyfontaine, «sono molto aperto a varie alternative» per la creazione di una rete a banda larga e «se c’è qualche altro soggetto, perché no? Siamo molto pragmatici», così come il manager si è detto molto aperto anche a un’eventuale collaborazione con Enel.

Certo, uno dei mantra legati a Telecom Italia resta quello del debito, che però non preoccupa il manager. «Non lo vediamo come uno svantaggio degli sviluppi che si vogliono intraprendere», ha spiegato. Esiste un livello di indebitamento, ma la società «ha il potenziale per aggiungere più servizi e cominciare a sviluppare i settori», ha affermato. Infine, sulla continuazione della presenza in Brasile, de Puyfontaine ha detto di non aver ancora deciso che posizione prendere.