Quale sarà la prima squadra a sperimentare la dura legge del goal line technology? Da ieri la domanda estiva ha una risposta. Gol convalidato al Chievo e Roma raggiunta sul 3-3.

Questo il dato, a cui oggi Repubblica aggiunge una pepatissima metafora di colore: “come se al dottor Guillotin avessero tagliato la testa: lui, fra i politici della Rivoluzione, si era battuto per l’introduzione della tecnologia sul patibolo, per sollevare il boia dalle immancabili polemiche del dopopartita”.

La goal line technology, moderna ghigliottina del pallone sperimentata per la prima volta al trofeo TIM e utilizzata in Italia a partire dal 22 agosto 2015, punisce Rudi Garcia, l’allenatore che più si era battuto per la sua adozione, e decapita di due punti il bottino della Roma, acuendone le sofferenze.

L’approfondimento tecnico.

Non esiste un solo sistema: quello usato dalla Fifa al Mondiale si chiama Goal Control 4D, poi c’è il GoalRef tedesco e l’Occhio di Falco inglese, già visto nel tennis, nel cricket e da due anni in Premier, gestito da una società (Hawk Eye Innovations) di proprietà della Sony.

È quello scelto dall’Italia, che ha speso 2,2 milioni (dopo diverse valutazioni economiche sui costi): segnala sull’orologio dell’arbitro (con una vibrazione e un’indicazione sul display) che la palla ha varcato la linea di porta. Secondo il regolamento, la tecnologia in uso dev’essere approvata dalla Fifa, si applica solo sulla linea di porta, deve fornire il verdetto entro un secondo e solo agli ufficiali di gara (niente maxischermi, dunque).

Ha 14 telecamere (7 per porta), che registrano duemila frame al secondo (contro i 25 di quelle normali). In una stanza di controllo, un software stabilisce la posizione quasi esatta del pallone. Quasi: c’è un margine d’errore di 7 millimetri. Sulla ghigliottina, in fondo, finirono anche parecchi innocenti.

La prima volta di un gol che nessuno ha visto

In A c’era stato un precedente prima di Natale: il primo rigore di Hamsik nel 3-1 a Bergamo contro l’Atalanta, traversa, palla dentro, poi fuori. Ma lì il gol s’era visto a occhio nudo e l’arbitro Rocchi aveva deciso di assegnarlo, confortato anche dal beep sull’orologio.

Ieri è stato diverso: sulla punizione di Simone Pepe (ex romanista) quasi nessuno in campo e alla tv aveva sospettato che la palla, fra il palo e il salvataggio di Szczesny, avesse varcato la linea. L’arbitro Irrati aveva lasciato proseguire.

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La segnalazione è stata autonoma e determinante sul risultato finale: a Iago Falque ha risposto l’Occhio di Falco.

Stamani al bar si discuterà di tante cose, ma non di questa (“secondo te era entrata?”). «Neanche io me n’ero accorto, ho visto un movimento sospetto del portiere e i compagni esultare – dice l’ex juventino Pepe -. Giusto così, la cosa più brutta per un calciatore è un gol annullato ingiustamente».

Ironia della sorte, proprio il 6 gennaio di un anno fa la Roma vinse a Udine con un gol “fantasma” di Astori, Garcia dichiarò che «con la tecnologia si eviterebbero le polemiche, se c’è qualcosa di sicuro è meglio per gli arbitri», e il 14 gennaio – mentre tutta la Serie A chiamava a gran voce la tecnologia – Tavecchio riunì un gruppo di lavoro in Figc per dare il via libera alla novità, «l’introduzione è ormai ineludibile».

 

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