Chi vincerà la Champions League? Chi vincerà lo Scudetto? E chi vincerà in futuro più Mondiali di calcio? Queste domande fanno spesso parte della chiacchiera sportiva da bar, passatempo di molti di noi e le risposte alle stesse domande sono spesso estremamente difficili. Più facile pronosticare il risultato di una partita di calcio, l’andamento di un torneo o la vittoria di un campionato?

Nel 2010 Simon Kuper e Stefan Szymanski, uno scrittore ed un economista che hanno dato vita a Soccernomics, una società specializzata in consulenze nel mondo del calcio, hanno provato a dare una risposta nel loro libro “Calcionomica” edito in Italia da ISBN Edizioni.

I due studiosi hanno adottato come modello la Legge di Zipf e da allora una delle loro previsioni si è avverata quando nel 2012 il Chelsea ha vinto la Champions League.

Ma andiamo con ordine ripercorrendo le pagine di Kuper e Szymanski.

“George Kinglsey Zipf è un linguista di Harvard quasi dimenticato, nato nel 1902 e morto nel 1950 proprio quando stava per farsi un nome. Oggi è noto solo per aver formulato una legge che spiega pressochè tutto. Tra l’altro, la legge di Zipf ci dice che Londra e Mosca dovrebbero presto cominciare a vincere delle Champions League”.

Piccolo inciso: lo stesso discorso di Mosca vale per Parigi, che al momento ha decisamente più probabilità rispetto a Mosca di vincere. Ma ci arriveremo.

“Si consideri quanto segue: se si classificano le città americane sulla base del numero di abitanti, la differenza di popolazione tra due centri che si trovano in posizioni consecutive è pari al rapporto tra le loro posizioni. Se dunque prendiamo le città ai primi due posti, la seconda ha metà (1/2) della popolazione della prima. Se confrontiamo la seconda e la terza, quest’ultima ha due terzi della popolazione dell’altra, mentre la centesima ha 99/100 degli abitanti della novantanovesima e così via. In termini statistici, questa regola funziona con una perfezione pressochè assoluta.

Si tratta di un esempio particolarmente calzante di una regola più generale nota come Legge di Zipf, che si applica a molti altri fenomeni. Per esempio vale per la frequenza con cui si utilizzano le parole in inglese: “of”, la seconda parola più comune, è usata la metà delle volte della prima “the”. Nel complesso la legge di Zipf è stata definita “la regola più precisa in ambito economico”.

La legge di Zipf vale anche per le città europee. Uno studioso della London School of Economics, Kwok Tong Soo, ha dimostrato che se si misurano le aree metropolitane la legge di Zipf è valida in otto dei nove paesi europei da lui considerati.

A lungo ci si è chiesti perchè la legge di Zipf si applicasse a così tanti fenomeni. 

Xavier Gabaix, economista del MIT di Boston, ha fornito una spiegazione del perchè la legge di Zipf si appilca alla grandezza delle città, affermando che la legge si presenta quando tutte le città crescono con lo stesso ritmo al di là delle dimensioni ma sono assoggettate a variazioni dovute al caso.

Ciò implica la crescita delle città regolata da fattori comuni e differenze di crescita casuali, quelli che nel gergo degli economisti si definiscono shock.

Due conseguenze della legge di Zipf risultano cruciali per il calcio.

Primo: i giganti sono rari, perchè per diventare giganti deve verificarsi una lunga serie di shock positivi, come lanciare la monetina per cinquanta volte e fare sempre testa.

Secondo: una volta che una città è diventata un gigante è improbabile che si rimpicciolisca fino a confondersi tra le altre, a meno che non subisca una lunga serie di eventi negativi (cinquanta croci di fila).

Questo potrebbe spiegare ad esempio perchè la Juventus, in seguito allo shock di Calciopoli (retrocessione con ingenti perdite economiche) sia riuscita in realtà a non perdere il suo status di gigante tornando a vincere un campionato a soli 5 anni di distanza dalla sua stagione in serie B. Per distruggere il gigante serviva una serie ben più lunga di shock. Se lo stesso dovesse accadere ad un’altra società italiana l’impatto – molto probabilmente – sarebbe ben più disastroso.

Analogamente, i piccoli centri hanno scarse possibilità di diventare giganti. In altre parole, la gerarchia urbana che si è stabilita nel corso dei secoli non cambierà di molto in futuro.

Prendiamo l’esempio del Sassuolo. Ha avuto una serie di shock positivi: le vittorie e le promozioni sostenute dal maggiore degli shock possibili, una proprietà in grado di investire massicciamente nella sua crescita. Ma il passaggio dall’attuale sesto posto della classifica ad un eventuale primo è evidentemente ben più difficile rispetto al passaggio dal trecentesimo nella piramide italiano fino ai primi 20 (quelli della serie A). In qualche modo è quanto accaduto al Parma negli anni ’90 ma in un contesto – quello attuale – diverso e ben più complicato.

Torniamo quindi al punto di partenza: chi vincerà la Champions League negli anni a venire?

Questo ci riporta alle città europee: i giganti sono molto pochi, in sostanza Mosca, Istanbul, Parigi e Londra.

Come detto quest’ultima da quando Calcionomica è stato scritto ha vinto con il Chelsea la sua prima Champions. E da allora anche il PSG ha avuto il suo shock positivo (l’arrivo di capitali qatarioti) ed è cresciuta nel gotha europeo.

Ci si asptterebbe che i club maggiori avessero sede in queste città, e invece nessuna di queste metropoli ha mai vinto una Champions League. Presto però potrebbe succedere.

In questo senso le pagine di Kuper e Szymanski possono ricevere una critica. I due autori si sono concentrati sulle città più popolose e questo decisamente è un fattore determinante perchè più popolazione significa più tifosi e quindi un mercato più ricettivo. Ma con molta probabilità avrebbero dovuto guardare con più attenzione ad un altro dato, ovvero il fatturato dei maggiori club.

Ecco allora che presto Manchester (ovvero la città con il maggior fatturato calcistico d’Europa, sommando i 519 mln dello United e i 462 mln del City) oppure Londra (453 Arsenal, 413 Chelsea) potrebbero diventare la seconda città europea con due squadre campioni: un primato che al momento spetta alla sola Milano.

Ciò che ancora rende imprevedibile la Champions League è l’aleatorietà degli scontri diretti. Ci si gioca tutto in 180′ e in 90′ la finale. Questo favorisce le outsider (le finaliste Atletico Madrid, Borussia, la stessa Juventus) degli ultimi anni ma non basta per nascondere la sempre più marcata elitarietà del calcio europeo in cui le 5 maggiori leghe negli ultimi anni hanno lasciato le briciole agli altri.