Regia Infront gare di serie A. La regia unica non piace a nessuno, e con diverse sfumature Sky e Mediaset non mancano di far capire il proprio disappunto nei confronti della Lega Calcio. Il tema sta uscendo in questi giorni con tinte diverse per i due operatori: più marcata la protesta della piattaforma-Murdoch, più sommessa quella di Mediaset (storicamente in “buoni raporti” con Infront).

La regia della serie A da quest’anno è centralizzata e uguale per tutti. Ne parla tra gli altri, oggi, il Corriere della Sera che fa notare come la Lega Calcio abbia dato seguito al piano sponsorizzato da Infront, società di marketing e gestione dei diritti sportivi, un piano che ha tolto a Sky e Mediaset la produzione delle partite, a scapito – dicono in molti – non solo della competenza, ma anche dell’indipendenza.

Oggi i broadcaster si trovano in una curiosa situazione: pagano – profumatamente – i diritti per il calcio, ma ricevono un prodotto gestito da altri. Per questo da Sky trapela «insoddisfazione per la qualità delle riprese», un’insoddisfazione che si è tradotta in diverse lettere di protesta alla Lega all’inizio del campionato.

Da settimane invece il confronto prosegue per colloqui, ma il punto è sempre lo stesso: un racconto freddo, esasperato uso del campo largo (i totali), pochi replay sui falli di gioco, altre volte replay insistiti quando l’azione è nel vivo – ultimo esempio Milan-Sampdoria: l’errore di Viviano che passa palla a Niang e segna, la regia se l’è perso.

Se Sky puntava molto sulla personalizzazione dell’evento da quest’anno si deve accontentare.

Ma anche a Mediaset – pur senza nessuna protesta ufficiale ma semmai con qualche malumore informale – pare non siano molto soddisfatti. Hanno però margini di manovra più ampi – in virtù dell’acquisizione di un diritto ad hoc – perché rispetto a Sky possono integrare con un maggior numero di telecamere targate Premium il racconto delle partite.

Appunti e lamentele: c’è chi fa notare come troppo spesso non vengano mostrati falli a rischio cartellino oppure ci siano troppi stacchi sul pubblico (in stadi spesso vuoti), ma non quando vengono esposti striscioni di contestazione. Anche perché a volte la censura occhiuta preferisce nasconderli, come quando capitò che nel mirino ci fosse Galliani – molto legato a Marco Bogarelli, presidente di Infront.

La Lega – si intuisce facilmente – ha tutto l’interesse a vendere un prodotto «edulcorato», non sporcato da fatti che possano diminuirne l’appeal non solo sportivo ma soprattutto economico.

Una cesura netta rispetto all’anno scorso quando Sky e Mediaset si spartivano le regie delle partite (6 per la pay tv di Murdoch, 3 per quella di Pier Silvio Berlusconi) e ora si ritrovano scettiche su un modello centralizzato che toglie ai broadcaster la gestione editoriale dell’evento.

Al momento a guadagnarci è Infront che ha ampliato ancora di più il suo ruolo di advisor della Lega Calcio per la commercializzazione dei diritti tv. A Infront è affidata – ovviamente dietro compenso – la produzione delle partite e ora la scelta di inquadrature e replay è gestita da un pool di registi, coordinati da Popi Bonnici, ex Mediaset.

Gli scettici sottolineano che rischia di essere una deriva pericolosa dal punto di vista sia sportivo sia economico. In sostanza la Regia Unica con il replay gestisce quello che lo spettatore vede – potendo anche decidere sulla prova tv, mostrando o nascondendo – ma con l’inquadratura ad hoc gestisce anche quello che lo spettatore «deve» comprare (Infront si occupa anche di marketing e sponsoring di molte società di serie A).