Oggi non ci sarà nessun Bee day. Il tanto atteso giorno della firma tra Silvio Berlusconi e Mr. Bee Taechaubol per ora è un flop. Nessuna firma, nessun closing, la cessione del Milan è slittata e per ora l’unica buona notizia per i rossoneri (se di buona notizia si può parlare) è che l’indagine che sarebbe stata aperta dalla procura sulla vicenda non è stata confermata ieri dalle parti in causa (che hanno invece confermato la parte relativa ai diritti tv di serie A).

Cosa succederà ora? L’auspicio chiaramente è quello che la chiusura avvenga nel minor tempo possibile. Inizialmente si pensava a qualche ora, forse giorno, di ritardo. Ora invece fonti di stampa hanno riportato che Bee Taechaubol non sbarcherà oggi in Italia e non lo farà nemmeno da qui a domenica.

I giornali, naturalmente, sono scatenati sulla vicenda. “Tutto rinviato, serviranno altre tre settimane di tempo per non meglio precisati «motivi tecnici», come viene fatto sapere” scrive tra gli altri Libero. Mentre ci sarebbe anche una incongruenza sulle date. Riportiamo sempre da Libero: “I mediatori del thailandese riferiscono che non c’è nessun rinvio, dato che l’accordo definitivo indicava nella fine di ottobre il termine ultimo per la chiusura dell’acquisto delle quote del club meneghino”.

Fininvest in un comunicato diffuso nel fine settimana ha parlato di motivazioni tecniche dietro al cambio di programma. Slitta la firma e slitta anche il giorno in cui il broker thailandese dovrebbe staccare l’assegno da 480 milioni di euro tanto atteso.

Quindi se da una parte c’è chi rassicura tifosi e giornalisti: è tornato il sereno, il tutto slitta per problemi tecnici e i molti impegni delle aziende della famiglia Berlusconi (in ballo c’è anche il passaggio dei libri da RCS a Mondadori, previsto per domani). Dall’altra, invece, c’è chi parla addirittura di una richiesta di sconto da parte del broker thailandese, che secondo Repubblica non avrebbe più intenzione di spendere i 480 milioni di euro previsti ma solo 340, facendo crollare il valore del club ben sotto il miliardo di euro previsto da Silvio Berlusconi.

Una richiesta, questa, che è stata invece smentita da fonti vicinissime alla trattativa. «Non c’è nessuna richiesta di sconto», ha assicurato a Libero l’europarlamentare Licia Ronzulli, intermediaria della trattativa sin dall’inizio, «è normale che in un affare da quasi 500 milioni ci sipossa prendere qualche giorno in più».