Un tabellone tennistico di 64 squadre provenienti dai maggiori campionati del Sud e del Nord America per dare vita  a una nuova Champions League delle Americhe che sarà chiamata Americas Champions League. L’ulteriore novità che la manifestazione affiancherà e non sostituirà né la storica e prestigiosissima Copa Libertadores né la Coppa Campioni del Centro e Nord America (Concacaf Champions League). Insomma la nuova competizione che metterebbe di fronte in match di andata e ritorno con un fascino indiscusso club di New York contro squadre di Rio de Janeiro o San Paolo, oppure i maggiori club atleticos argentini come Boca Juniors e River Plate contro squadre di Los Angeles o Miami.

La competizione, la cui prima edizione dovrebbe svolgersi da febbraio a novembre 2017, è nata da un’idea del manager italiano Riccardo Silva, conosciuto in Italia quale fondatore e presidente di Mp&Silva (la società che distribuisce i diritti esteri della Serie A), ma che ora ha il cuore del suo business all’estero in quanto la sua azienda è ora una società che fattura 700 milioni di dollari e detiene un portafoglio di licenze televisive di vari sport e eventi (soprattutto campionati di calcio, tornei del Grande Slam di tennis, Formula 1, basket) su molti mercati internazionali. E MP&Silva sarà la società che distribuirà i diritti tv della nuovo torneo intercontinentale

Il manager e il suo team, tra cui spicca il leggendario commissioner della Nfl di football americano Paul Tagliabue, hanno infatti concluso un lungo business trip in America Latina e hanno già ottenuto l’ok dei più prestigiosi club argentini e brasiliani. Mettendo in chiaro che la nuova America Champions League non intende assolutamente sostituire la storica Copa Libertadores ma affiancarlo con una competizione che comprenda anche il Centro e Nord America. “Nessuno di noi ha voluto sostituire la Libertadores con il nostro progetto e questo i club sudamericano lo hanno apprezzato notevolmente “ ha spiegato Silva a Calcioefinanza.it, ricordando come da sempre le squadre brasiliane siano impegnate in due campionati in Brasile, quello statale (Carioca, Gaucho, Paulistão etc) e quello nazionale, ovvero il celebre Brasilerão.

In particolare  a oggi in Argentina hanno dato il loro assenso i cinque club che sono considerati le cinque grandi del campionato: Boca Juniors, San Lorenzo de Almagro, Racing, Independiente e River Plate. In Brasile Silva ha invece già ottenuto il sì di Flamengo, Corinthians (ovvero le due squadre con il maggior numero di tifosi nella nazione sudamericana) e il San Paolo, altro club appartenente alla nobiltà del Brasilerão. I match si giocherebbero con partite di andata e ritorno, aumentando quindi a dismisura le interrelazioni sportive tra i due continenti americani.

Infatti al momento il progetto prevede che i posti per ognuna nazione siano i seguenti:

  • 14/16 squadre brasiliane
  • 16 squadre tra statunitensi e canadesi
  • 10 squadre argentine
  • 8 messicane
  • Le restanti suddivise tra le altre nazioni

L’importanza economica

E’ evidente come l’idea rappresenti un ulteriore veicolo per incrementare il sempre maggiore interesse per il calcio negli Stati Uniti (Silva insieme a Paolo Maldini è il proprietario della squadra del Fc Miami che dal 2016 parteciperà campionato Nasl negli Stati Uniti), ma il progetto ha una base commerciale molto importante con sinergia molto rilevanti in termini storico-economiche. Infatti ai nordamericani darebbe la possibilità di competere con squadre che hanno fatto la storia del calcio e in cui hanno militato i più grandi campioni del pianeta;mentre nello stesso tempo, ai club sudamericani, da sempre condizionati da problemi di bilancio, darebbe invece la possibilità di sbarcare su un palcoscenico come quello degli Stati Uniti, un Paese di oltre 325 milioni di persone con un reddito pro capite tra i più alti nel mondo e  in cui il calcio è un fenomeno sempre più in crescita. Ovvio che per i club sudamericani, assetati sempre di nuovi mezzi finanziari con cui far quadrare il bilancio, lo sbarco negli States rappresenterebbe un bacino di marketing incredibile. “Chi vive negli Stati Uniti come me” ha spiegato Silva a Calcioefinanza.it, “è impressionato dal sempre maggior numero di bambini e non solo con le maglie del Real Madrid, Barcellona e Manchester United. Con questa competizione i club sudamericani potranno entrare in un mercato ricco come quello statunitense dalla porta principale aprendosi in questo modo un bacino di marketing immenso”.

La competizione inoltre prevede che il 90% dei ricavi sarà redistribuito ai club, mentre negli ultimi anni ad esempio in Libertadores anche per alcuni scandali successi nella Conmebol (la Uefa sudamericana) i club hanno ricevuto una cifra di circa il 40%. Non solo, ma il fatto che le partite si giocherebbero nel continente americano ha un notevole vantaggio da un punto di vista televisivo. I match infatti andrebbero in diretta nella serata americana e non, come succede oggi per chi vede la Champions League negli Usa, nel pomeriggio americano, quando la maggior parte delle persone lavora.

Le trattative stanno andando avanti anche con i club degli Stati Uniti. In questo quadro bisognerà capire quanti posti assegnare alla Major League Soccer (Mls) e quanti alla North American Soccer League (Nasl). Tra le squadre della Mls ad esempio l’idea ha già trovato un sostegno importante nel presidente dell’Inter Erick Thohir che negli Stati Uniti è il proprietario dei DC United, la squadra di Washington. Tra quelle della Nasl ovviamente ci potrebbe essere un posto per il Fc Miami di Silva e Maldini (il cui allenatore è Alessandro Nesta) e per gli storici New York Cosmos, sicuramente la squadra di calcio statunitense più famosa in America Latina dati i trascorsi nella compagine della grande Mela di Pelé negli anni settanta quando il calcio negli Usa era all’inizio.

Il progetto ha anche un forte focus sulla trasparenza. Infatti sulla scia dello scandalo Fifa e dei numerose vicende poco chiare che hanno coinvolto la Conmebol negli anni il team di Silva sta cercando un ex rappresentante della giustizia statunitense che supervisioni l’intero processo organizzativo. Senza scordare che il manager Paul Tagliabue, già imbarcato nel team, è un garanzia già di per sé. Sotto la gestione Tagliabue (1989/2006), la NFL è diventata la lega più ricca e seguita lega d’America, sotto la sua gestione infatti venne varato il salary cap che renderà le franchigie NFL molto più redditizie rispetto alle squadre di altre leghe, migliorerà lo spettacolo livellando il valore tecnico delle squadre. Infine sotto la sua gestione la lega subirà anche un importante ammodernamento delle infrastrutture con la costruzione di nuovi e moderni stadi. A questi successi si aggiungono i successi televisivi visto che non solo il Superbowl fa registrare dati di ascolto record, ma anche le semplici partite stagionali fanno ottimi ascolti.  Non a caso molti giornalisti scrivono di lui come del più grande commissario nella storia delle leghe professionistiche nordamericane.

 

 

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