Ricavi Fiorentina, la cosa fondamentale al momento, oltre a disputare una grande stagione del punto di vista calcistico, è anche quella di far aumentare i ricavi annuali del club.

Dopo aver messo mano al campo con tre mesi di lavoro (tra alti e bassi) sul mercato, ora tocca al resto della società. Dal pallone alla scrivania, insomma, che poi non è detto debbano restare due concetti separati. Anzi, nel calcio di oggi, è proprio la capacità di «monetizzare» i risultati sportivi a fare la differenza come sanno bene, tanto per fare un esempio, in Bundesliga.

E come vorrebbe riuscire a fare la Fiorentina nei prossimi mesi, innescando un percorso virtuoso in grado di dare una svolta a quella voce «ricavi» (o introiti) da troppo tempo invariata e, colpevolmente insensibile alla crescita sul campo avuta nelle ultime tre stagioni.

Come riportato dall’edizione odierna del ‘Corriere Fiorentino’, per il direttore generale della Fiorentina, Andrea Rogg, inizia adesso il periodo più intenso. Perché in attesa di novità sul fronte stadio (questione ancora troppo nebulosa per essere individuata come possibile fonte di ricavi) e con un mercato italiano decisamente bloccato, la Fiorentina sarà costretta a battere altre strade.

La prima, quella che sembrerebbe anche immediata se non fosse che fino a oggi non ha mai rappresentato un valore aggiunto, resta il tentativo di intercettare l’immenso flusso turistico che ogni anno prende d’assalto Firenze. Ma come può la Fiorentina cavalcare quest’onda? In società si stanno valutando più soluzioni consapevoli di dover uscire dal consueto ambito sportivo per riuscire nell’impresa. Idee e progetti che saranno valutati nelle prossime settimane, ma che dovranno riuscire a inserire anche la Fiorentina negli itinerari turistici, come avviene peraltro all’estero (tantissimi sono i casi sia in Spagna, che in Inghilterra che in Germania). Un modo per ampliare la capacità di espansione del proprio marchio, raggiungendo di fatto nuovi potenziali tifosi o semplici simpatizzanti.

Per tutto questo appare come sempre più fondamentale dare continuità alla presenza della Fiorentina in Europa. Mantenere insomma quella vocazione internazionale propria della stessa Firenze e uscire così da quei confini nazionali che rischiano di tarpare le ali alla crescita societaria. Non è un caso che il dopo Montella si chiami Paulo Sousa, un allenatore che sa anche essere manager, e che ha nel calcio internazionale il suo habitat naturale. Una presenza, quella dell’allenatore portoghese, che sicuramente contribuirà ad aumentare questa vocazione.

Mesi importanti, dunque, quelli che aspettano la Fiorentina e non solo per quello che riguarda il campo dove la stagione, da sabato prossimo, è destinata a entrare nel vivo. E chissà che nelle prossime settimane non arrivi anche quello sponsor che manca da oltre una stagione sulle maglie viola. Una mancanza «dolorosa» per le casse del club, non solo in termini economici, ma anche di immagine. Già, il marchio, e la sua espansione sul mercato. Non un’impresa impossibile se si pensa all’unicità di Firenze e della sua squadra. A partire dal colore della maglia, non banale e facilmente riconoscibile. Per un’identità da rafforzare e far diventare il vero valore aggiunto della Fiorentina.

Insomma, i risultati che si ottengono sul campo di gioco si vanno ad intrecciare con quelli della società. Senza ottimi risultati in Europa League, le possibilità di rendere più appetibile il brand Fiorentina diminuiranno. Discorso diverso nel caso in cui i viola dovessero ottenere lo stesso risultato della passata stagione: la conquista di un’altra semifinale dimostrerebbe al movimento calcistico europeo che il progetto dei Della Valle è solido e questo potrebbe far smuovere le aziende nel creare delle partnership commerciali proprio con i viola, che di conseguenza vedrebbero aumentare i loro floor di ricavi.