Brescia, il ritorno al futuro ha il sapore del sollievo al traguardo dopo una maratona. Una ripartenza dalla B, per il club primatista in partecipazioni (ora sono 58), che non è figlia di una rivoluzione, ma di una lenta e faticosa ricostruzione. Un lavoro lungo un anno.

Un anno fa il Brescia era sull’orlo del collasso. L’era di Corioni rischiava di finire con un fallimento, dopo cinque lustri di alti e bassi che saranno comunque ricordati come il periodo più denso e duraturo in oltre cent’anni di storia. Il presidente di Baggio e Guardiola, Pirlo e Toni era scivolato sulla china del tracollo finanziario dopo aver inseguito invano una salvezza in A (acquistando Eder e Diamanti) e aver tentato altrettanto invano la risalita per 3 stagioni consecutive.

Ubi Banca, principale sponsor oltre che creditore del Brescia, ha avuto il merito di contribuire all’inscrizione in extremis nel luglio del 2014. L’istituto di credito ha prima respinto, poi accolto la proposta di Profida Italia: la penalizzazione nata dalle inadempienze dell’ultima gestione Corioni nel frattempo è salita a ­6, ma alla fine la regìa di Ubi ha dato il via libera a un asse proprietario solido. Dribblate le offerte di Sheikh come quelle di Manenti pochi mesi prima, considerate inconsistenti, il Brescia si è dato così in febbraio un nuovo corso davvero radicato nel territorio.

Secondo quanto mette in evidenza l’edizione odierna della ‘Gazzetta dello Sport’, la rivoluzione Brescia si basa sul fattore “B”.  Inizia per B come Bonometti, il presidente degli industriali bresciani, patron e artefice dell’operazione salvataggio; così anche B come Bogarelli, presidente di Infront, il colosso mondiale del marketing da qualche mese partner commerciale della società e in campo per il nuovo stadio (previsto entro il 2018).

I protagonisti della rinascita con gli avvocati Ghirardi e l’amministratore delegato Sagramola, in prima linea fin dall’inizio. Sagramola ha in mano la gestione operativa e porterà avanti il progetto di un nuovo impianto con il neo presidente Triboldi, manager in passato direttore generale del Comune.

È questo il nuovo stato maggiore del Brescia, presente insieme al sindaco Del Bono nel quartier generale della Club House per la cena di fine ritiro che ha preceduto il ripescaggio in Serie B.

Un ripescaggio nel campionato cadetto che il Brescia si è ripreso il colmando la lacuna lasciata dal Parma, che invece non ha potuto evitare il fallimento. La squadra, ringiovanita e affidata a un tecnico come Boscaglia che a Trapani ha dimostrato di saper unire la valorizzazione dei giovani ai risultati, ha iniziato la stagione superando il primo turno in Coppa Italia contro la Cremonese. Sabato proverà a ripetersi a La Spezia. Per una salvezza tranquilla in campionato serviranno rinforzi: non solo under 21, anche se il prossimo acquisto sarà Rosso (esterno del Torino, ’95). Pronto ad essere tesserato in difesa Paolo Castellini, per l’attacco piace Mancosu, arrivato in A col Bologna dopo essere diventato bomber a Trapani con Boscaglia; l’alternativa è Inglese (Chievo), brillante  la stagione scorsa a Carpi.