Nel corso di una riunione a Praga, il comitato esecutivo della Uefa ha deciso ufficialmente (come era trapelato nelle scorse settimane) di alleggerire le norme che regolano il Fair Play Finanziario al fine di correggere le storture di un sistema che “congelava troppo le posizioni”. Da oggi i club, se non sono stati puniti negli ultimi tre anni dal Financial Fair Play (le italiane Inter e Roma sarebbero dunque escluse) potranno avere un deficit più ampio di quello consentito finora (erano 30 milioni di euro) all’interno di un piano di quattro anni basato su una seria previsione di crescita dei ricavi. “Le nuove regole sono destinate a estendere e rafforzare il fair play finanziario. Gli obiettivi rimangono gli stessi, abbiamo semplicemente operato in un periodo di austerità per arrivare ad un periodo in cui siamo in grado di offrire maggiori opportunità di crescita e sviluppo sostenibile” ha detto il presidente della UEFA, Michel Platini.

Il principio del FFP rimane invariato: i club europei che vogliono partecipare alle competizioni della Uefa non possono spendere più di quanto incassano, pena alcune sanzioni come la riduzione delle rose, una limitazione al mercato o l’esclusione delle coppe europee (come la Dynamo Mosca, privata dell’Europa League). La vera novità è il “voluntary agreement”, una nuova possibilità per i club non ancora qualificati alle coppe europee che abbiano un progetto di sviluppo da proporre alla Uefa entro il 31 dicembre, con il quale si dichiarano volontari per un accordo preventivo. L’organismo di vigilanza finanziaria deve quindi decidere sul caso entro la primavera successiva, e se gli investimenti (infrastrutture o acquisti di giocatori) che generano il rosso nel bilancio meritano la concessione un periodo di prova che può durare fino a quattro stagioni (contro le tre che sono concesse al momento).

Il vantaggio sta anche nel fatto che le eventuali restrizioni non saranno applicabili dalla prima stagione, contrariamente ad oggi. Ma la richiesta di sottoscrivere l’accordo preventivo non potrà essere fatta da un club che si trovi sotto procedura d’infrazione, finché non sarà rientrato nei parametri stabiliti, né da chi abbia firmato negli ultimi tre anni un “settlement agreement” – un patteggiamento – come Inter e Roma. Nel nuovo “voluntary” invece la Uefa valuta se il piano è credibile, dà maggiore fiducia ai club e per più tempo. Ma se si sgarra, le sanzioni restano pesanti.

Un’altra grande novità è che il comitato esecutivo della Uefa ha regolato anche la questione delle “parti correlate”, vale a dire le sponsorizzazioni sospette. Ora, qualsiasi sponsor che rappresenti oltre il 30% del fatturato di un club sarà oggetto di indagine. Si tratta del caso che ha portato al patteggiamento di una sanzione (relativa contenuta) per il Psg, la cui sponsorizzazione (200 milioni di euro l’anno da parte dell’ufficio del turismo del Qatar, collegato con gli investitori del Psg, su un totale di 474 di fatturato) la Uefa ha ritenuto fuori mercato.

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