Parma debito sportivo – Nuovo capitolo nella saga del fallimento del Parma. Nulla di preoccupante. Anzi, la notizia di per sé è positiva. Perché i curatori fallimentari sono riusciti ad erodere ulteriormente il debito sportivo, che ora è di 22,2 milioni di euro. Ora la palla passa al giudice delegato Rogato, che dovrà nell’udienza del 19 giugno valutare tale debito, consegnato dai curatori in quello che viene definito come progetto di passivo.

Lo ha comunicato il Parma, attraverso il proprio sito web, chiarendo che “L’ammontare complessivo dei debiti di cui la curatela propone l’ammissione al passivo ammonta ad euro 17.2 milioni“, spiega il comunicato. A tale importo andranno aggiunti ulteriori debiti per ritenute IRPEF non versate e contributi INPS per circa 5 milioni di euro. Complessivamente, il debito rilevante ai fini dell’art. 52 NOIF è stato quantificato, in base agli accertamenti e alle considerazioni dei curatori, in euro 22.2 milioni”.

Le rinunce dei giocatori e l’ultima asta

A contribuire nell’impresa di abbassare il debito sportivo da oltre 80 milioni a 17 (ai quali vanno aggiunte ritenute Irpef non versate e contributi Inps per 5 milioni), ci hanno pensato molti giocatori, che alla fine – sebbene con modalità differenti – hanno abbassato se non azzerato le proprie pretese sugli emolumenti da saldare nei loro confronti da parte del club. Alcuni come Rispoli e Belfodil hanno rinunciato al 100%, ottenendo però in cambio di potersi svincolare dal club.

Altri hanno rinunciato a buona parte degli stipendi, anche chi come Marchionni sembrava irremovibile. L’ex giocatore di Empoli e Juventus, con il suo tergiversare, aveva assieme al no di altri compagni di fatto bloccato gli interessati dal farsi avanti nell’ultima asta del 28 maggio. Non farà parte invece del debito sportivo il contributo di 5 milioni erogato dalla Lega Calcio, come richiesto invece da via Allegri, che in un primo momento aveva invece spiegato che sarebbero stati a fondo perduto.

Martedì 9 giugno ci sarà l’ultima asta. Cosa succederà? Tre le possibilità. La prima è che nessuno si presenti: difficile, visto che sono 9 gli interessati in data room, ma se dovesse accadere che nessuna offerta arrivi entro le 12, per il Parma ci sarà la quasi certezza della Serie D. Seconda possibilità: arriva una sola offerta. In questo caso la cifra deve essere almeno pari a quella della base d’asta di 4,5: se ce n’è uno solo ad offrila, vince il piatto e compra il Parma. Terza ed ultima: ci sono più offerte. In questo caso, l’asta si svolge il giorno dopo, mercoledì 10 giugno.