«Volpi? Se vuole investire nella Sampdoria le porte sono aperte. Finora gli ho parlato una sola volta, per via di un calciatore che volevo acquistare, ma nel calcio non si sa mai». Il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, non sembra intenzionato a lasciare in tempi brevi il club di cui ha rilevato la proprietà solo un anno fa, ma parlando a margine della presentazione di un libro ieri sera a Recco, non ha escluso questa possibilità nel caso in cui Gabriele Volpi, il facoltoso imprenditore della logistica petrolifera, patron storico della Pro Recco (pallanuoto) e dello Spezia, decidesse di investire nel club blucerchiato.

Volpi è una specie di Roman Abramovich italiano, un supericco del quale fino a oggi si è saputo poco e che gira armato di uno yacht di 70 metri (quello del magnate russo è di 120 metri). Il giro d’affari della Intels, la sua azienda di logistica petrolifera che dà lavoro a 15 mila addetti, è intorno all’1,4 miliardi di dollari, e il patrimonio personale di cui si favoleggia è di qualche centinaio di milioni, gestito da vari trust. Uno di questi, The Summer Trust, ha da poco rilevato il il 2,051% di Banca Carige, lo storico istituto ligure di cui è da poco diventato il primo socio un’altra facoltosa famiglia genovese come i Malacalza.

Sulla carta i presupposti per un suo investimento nella Samp ci sarebbero tutti, anche perché Volpi oltre ad essere un acceso tifoso blucerchiato, vanta ormai una consolidata esperienza nel mondo del calcio, essendo già proprietario dello Spezia e del club croato del Rijeka (Fiume) acquistato nel 2012. Anche per questo nel recente passato il suo nome era stato accostato a quello della Sampdoria. Qualcuno aveva anche sostenuto che ci fosse proprio Volpi dietro il funambolico Ferrero. Indiscrezione però smentita categoricamente dai due.

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