Il fondo Doyen Sports entrerà nel Milan a prescindere dall’accordo tra Silvio Berlusconi e Bee Taechaubol, anche senza rilevarne alcuna quota. Doyen – secondo quanto riporta il Corriere dello Sport – diventerà una sorta di advisor per il mercato del Milan, indipendentemente dal nuovo assetto del club, di cui Silvio Berlusconi dovrebbe mantenere (almeno per un po’) la maggioranza. Per diversi giorni la possibile cessione del club è stata al centro dell’agenda del patron del club, che ora potrebbe tirare un po’ il fiato per dedicarsi ad impegni politici. Per questo ha deciso di prendere tempo, nonostante la pressione di Mr Bee si faccia sentire e i cinesi di Richard Lee aspettino impazienti il loro momento. Potrebbe arrivare presto, addirittura venerdì: dopo gli incontri di domenica scorsa con la “dama” misteriosa, Berlusconi potrebbe vedere di nuovo alcuni emissari della cordata.

Molto dipenderà dalla valutazione che i cinesi faranno del club: difficile che accettino la stima di Berlusconi, che pretende un miliardo di euro per la società (secondo Forbes il Milan vale “solo” 682 milioni). Ma l’obiettivo della famiglia Berlusconi è aspettare che sullo stadio qualcosa si muova. I rossoneri sono in vantaggio anche per le condizioni del contratto di affitto dei terreni: la Fondazione Fiera concederebbe il diritto di superificie per 50 anni a 3 milioni l’anno più gli aggiornamenti Istat. E il Milan sarebbe l’unica delle tre concorrenti alla riqualificazione del Portello a potersi permettere un impegno simile, che aiuterebbe la Fiera a sistemare il bilancio, che racconta di un’esposizione residua con le banche di 180 milioni, dovuti all’investimento per costruire la Fiera di Rho. Se dalla Fondazione Fiera arriverà l’ok per l’impianto del Portello (atteso entro un mese), i cinesi – scrive la Gazzetta – potrebbero trovare l’investimento sul club decisamente più interessante. E a costruire lo stadio potrebbe essere proprio Wanda Group, dentro la cordata cinese.

Per costruire lo stadio ci vorrebbero circa 300 milioni di euro. Barbara Berlusconi vorrebbe trovarne una metà grazie agli sponsor (inclusi i naming rights), e avrebbe intavolato il discorso con Emirates, che sponsorizza già la maglia. Gli altri 150 milioni potrebbero arrivare da un bond da restituire in 30 anni, sul quale il Milan starebbe ragionando con una banca nordamericana.