La Federcalcio spagnola ha proclamato lo sciopero della Liga a partire dal 16 maggio per la delicatissima questione dei diritti tv. Ora il campionato, a tre giornate dalla fine, con Barcellona e Real impegnate in un serratissimo testa a testa, potrebbe subire uno stop proprio nel momento decisivo, prima della finale di Coppa del Re – che si giocherà sabato 30 – in cui la squadra di Luis Enrique affronterà l’Athletic Bilbao.

Lo sciopero è stato indetto – col sostegno di una grandissima fetta del calcio spagnolo, sia tra giocatori e allenatori che nella classe arbitrale, per protestare contro la nuova legge sulla distribuzione dei diritti tv della Lega, approvata il 30 aprile scorso dal governo di Mariano Rajoy: la legge prevede che le risorse vengano centralizzate e che i proventi vengano distribuiti anche al di fuori del mondo del calcio. Una misura per la quale la Federcalcio di Madrid ha espresso “insoddisfazione”, ritenendo che il provvedimento sia “irrispettoso” nei confronti del calcio spagnolo. Non tutti i club della Liga si erano detti favorevoli al blocco del campionato, ma la maggioranza pende per lo stop. Anche se pare che lo sciopero sia più una minaccia che una reale possibilità.

In un paese che ha un tasso di disoccupazione ancora altissimo (più del 23%, in Italia a gennaio 2015 è al 12,6%), uno sciopero dei calciatori per i diritti televisivi potrebbe non riscuotere una grande approvazione presso il grande pubblico, anzi. Ecco perché la Federazione ha fatto capire di essere ancora disposta a dialogare con il governo di Madrid. Nei prossimi giorni dovrebbe tenersi un incontro tra José Ignacio Wert, ministro dello sport spagnolo, e il presidente della federazione Angel Maria Villar, che chiederà il ritiro del decreto.

Da tempo la questione dei diritti tv in Spagna si è fatta rovente. Il tema è sempre stato quello della ripartizione, a detta dei piccoli club iniqua, tra i primi due colossi – Barcellona e Real Madrid – e le altre squadre. In questa stagione blaugrana e blancos hanno incassato circa 160 milioni di euro a testa, mentre il terzo club della Liga (il Valencia) ne ha ricevuti “appena” 50. Da qui la richiesta di una nuova legge, che però non soddisfa gran parte delle società. Le squadre più piccole vorrebbero una sorta di “modello inglese”, in cui metà della “torta” dei diritti viene divisa equamente tra tutte le società, ed una seconda metà ripartita secondo criteri sportivi.