Dal momento in cui gli organi competenti decisero di costruire l’Arena da Amazonia, ci si iniziò ad interrogare su come potesse essere utilizzato una volta terminati i Mondiali in Brasile 2014. I problemi e i dubbi legati a questo bellissimo impianto si sono puntualmente rilevati veritieri.

Questo stadio, costruito nel cuore di Manaus, la capitale della più importante foresta esistente sulla terra, è diventato l’emblema della follia finanziaria del calcio brasiliano. In questa zona non ci sono club che hanno lo stesso appeal della nazionale verde-oro, e quelli di prima e seconda divisione sono a corto di liquidi. Tra questi, un buon esempio è rappresentato dal Nacional, che è uno dei più importanti e con maggior tradizione. Per favorire l’affluenze dei tifosi allo stadio, la società decise di ridurre il prezzo dei biglietti a 10 real, per assistere alle partite casalinghe, disputate appunto all’Arena. Adesso il Nacional, in piena crisi finanziaria, non riesce nemmeno a coprire le spese di gestione dello stadio, motivo per cui dovrà andarsene. La perdita dell’inquilino principale dello stadio, provoca un grave danno economico, quindi si sta cercando un modo per coprire il costo mensile di 180.000 real. L’obiettivo è quello di affidarlo ad un ente privato.

Considerato inoltre che per costruire l’impianto erano stati spesi 200 milioni di soldi pubblici, in una città che combatte ancora contro la povertà e i cui ospedali hanno un drammatico bisogno di aiuto e rifornimenti, la situazione si complica ulteriormente. La beffa è rappresentata anche dal fatto che, da inizio 2015, sono state solo 5 le partite disputate qui e che, per soddisfare gli standard imposti dalla FIFA, l’installazione del prato costato 65.000 real adesso dovrà essere sostituito. Ad incrementare le polemiche relative a questo stadio, ci hanno pensato anche gli insegnanti, che si sono radunati qui vicino per protestare e sottolineare che i soldi per costruire stadi inutili c’erano, per pagare loro e corrispondergli salari più alti no.