Il salvataggio del Parma dipende anche dalla scelta delle altre squadre di Serie A: pagare per consentire alla società di sopravvivere e di mantenere il titolo sportivo fino all’asta, o giocare un campionato da 19 squadre da qui alla fine. Servono 10 milioni di euro (e non 5 come si era creduto all’inizio) per consentire l’esercizio provvisorio, ma chi ce li mette? La Lega di Serie A era sembrata disponibile a farsene carico quando giovedì, in un comunicato, scriveva di poter “assumere determinazioni nell’ambito della procedura concorsuale e di concerto con gli organi fallimentari”. Il problema però è mettere d’accordo tutti nell’assemblea del 6 marzo: diverse squadre non sarebbero d’accordo a sborsare parte di quella cifra. Dovrebbero esserci tra queste Atalanta, Chievo, Fiorentina, Napoli, Roma, Udinese, Verona.

La Lega Serie A – scrive la Gazzetta – non disponde di entrate proprie da gestire autonomamente: i ricavi collettivi sono spartiti tra le squadre secondo discipline rigidissime. Così per garantire quei 10 milioni utili a tenere il Parma in vita fino a fine campionato ogni squadra dovrebbe mettere sul piatto 500mila euro: poco per una Juve o un Napoli, moltissimo per un Cesena o un Empoli. Esiste anche l’ipotesi di accendere un mutuo: i 500mila euro di ogni squadra sarebbero diluiti su più anni e allargati alle società che verranno in Serie A nei prossimi campionati. Ma per far passare in Lega la creazione di questo fondo servono formalmente 14 voti, la maggioranza prevista dallo statuto, ma in realtà non se ne farebbe niente senza l’unanimità, perché il rischio di un’impugnazione da parte dei contrari sarebbe molto forte. C’è chi non ritiene opportuno aiutare una società che si trova in questa situazione per colpa di chi l’ha amministrata.

La questione è delicatissima anche perché Lega e Figc temono una causa da parte delle pay tv se il campionato non dovesse essere più “regolare”. E l’aiuto della Lega rischierebbe di creare un precedente pericolosissimo. Così l’ipotesi del girone di ritorno (o meglio quel che ne resta) a 19 squadre non è più così remota. Il 3-0 a tavolino per la squadra avversaria da qui a fine stagione, con l’esclusione del Parma dal campionato, scatterebbe alla quarta partita in cui i ducali non dovessero presentarsi in campo: contando come prima gara Parma-Udinese, rinviata domenica scorsa, l’ultima gara che il Parma potrebbe (non) giocare sarebbe quella del 15 marzo contro il Sassuolo. Una data che fa già paura a tutto il calcio italiano.