Nessun conflitto di interesse. Un peso economico sì, ma non politico. E nessun potere padronale, semmai il contrario: un servizio reso. Marco Bogarelli, presidente di Infront Italia, difende il ruolo della sua azienda, advisor della Lega di Serie A e della Figc, finita sotto la lente d’ingrandimento dopo il caso Lotito, con il quale la società di marketing ha rapporti positivi in Lega calcio.

“Noi non siamo i padroni del calcio italiano, semmai è il contrario. Sono i club ad essere i nostri padroni, noi lavoriamo per servirli, aiutandoli a raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati”, dice Bogarelli in un’intevista al Processo del lunedì. Il lavoro della sua azienda, spiega, “è creare ricchezza, se ci riusciamo, e dividerla con i nostri partner, i nostri ‘padroni’. Il nostro è un approccio tipicamente di business, nient’altro”.

C’è chi vede Infront dietro a molte scelte fatte dalla Lega di A in questi anni, dalla votazione di Beretta presidente all’elezione di Carlo Tavecchio al vertice della Figc. Infront gestisce i diritti televisivi di 18 squadre su 20 di A: solo Juventus e Napoli preferiscono fare da sé. Di sicuro l’azienda ha assicurato grossi guadagni ai propri partner negli ultimi anni: “Da tempo siamo advisor della Lega – racconta il presidente – scelti in un ventaglio di una decina di concorrenti, e grazie a risultati ritenuti impensabili siamo riusciti ad ottenere il rinnovo fino al 2021″.

“Per la federazione c’è stato un processo di scelta analogo. Abbiamo di sicuro un peso economico, ma non un peso politico, assolutamente, e non vedo neanche alcun conflitto di interesse”. Poi ha concluso ribadendo un concetto chiaro a tutti gli appassionati di calcio, ma che i romantici faticano ad accettare: “Le squadre più forti al mondo sono quelle che fatturano di più. pensare di separare i due aspetti sarebbe ipocrita”.

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