La guerra aperta tra la FIFA e la Uefa da una parte, e i fondi di investimento dall’altra sulle Tpo, minacciano di creare un clima di incertezza nel mondo del calcio, con conseguenze imprevedibili nei confronti di tutti i suoi protagonisti.

La storià ormai è nota a tutti ed è cominciata quando la Uefa ha avvertito che avrebbe iniziato a studiare misure adatte a contrastare il crescente potere dei fondi, le cui prassi hanno ormai attecchito nei campionati di tutto il mondo, arricchendo da una parte, ed espandendo dall’altra, a dismisura, l’importanza degli stessi.

La FIFA ha immediatamente accolto l’appello, dichiarandosi assolutamente disposta ad abolire la presenza dei fondi perché guidati da un concetto di business piuttosto discutibile e dunque stimolando il Comitato esecutivo a pensare ad una normativa in grado di rispondere efficacemente all’obiettivo.

Fino a pochi giorni fa la questione era rimasta impigliata in una sorta di dialettica a senso unico tra i due massimi organismi del calcio europeo e mondiale, che, da una parte e dall’altra, hanno sollevato numerosissimi dubbi sulla compatibilità di tali società con l’etica di una compravendita di giocatori sana e non determinata dalle pressioni degli investitori.

Fino a quando Doyen, fondo tra i più importanti al mondo, non ha sollevato la sua questione etica, sottolineando i gravi riflessi che una simile decisione potesse avere sul calcio internazionale: e cioè la completa alterazione della competitività, a scapito dello spettacolo, delle manifestazioni sportive a vantaggio di soli due o tre grandi club, relegando di conseguenza tutti gli altri al ruolo di semplici comparse.

Perché, sostiene Doyen, senza i finanziamenti garantiti dai fondi, le realtà emergenti smetterebbero di essere tali, e perderebbero la capacità di rappresentare l’alternativa credibile ai quei club che, per fatturati e tradizione, hanno da sempre un posto stabile nell’elite del football mondiale.

Per questo, l’Atletico Madrid, compagine che più di tutte ha utilizzando il supporto dei fondi per rilanciarsi in ambito nazionale e continentale, ha apertamente appoggiato Doyen in una battaglia che si prevede durissima. Sostenendo, da parte sua, un concetto fortissimo, è cioè che i fondi rappresentano una realtà più che importante nello scenario calcistico internazionale e che, senza, sarebbe stato impossibile, ad esempio, l’acquisto di Radamel Falcao per 40 milioni di euro, la metà appunto coperti da Doyen.

Non a caso, i biancorossi hanno sottolineato l’acquisto del colombiano, perché è stato il calciatore che, più di tutti, ha aperto il varco per i successivi trionfi e prestigiosi risultati in casa e fuori degli uomini guidati da Simeone, il cui apice è stato raggiunto con la finale di Champions League persa di fronte ai ricchissimi cugini del Real Madrid.

La Spagna, ha dimostrato un recente studio, è il secondo mercato per i fondi, i cui club sono tra quelli che più li utilizzano per rafforzarsi. La polemica nasce dal fatto che per i fondi, i calciatori sono la garanzia di un credito: l’aiuto concesso ai club per acquistare un calciatore viene poi ricompensato dalla percentuale sulla futura vendita dello stesso.

Ma se il calciatore non si muove, gli investitori perdono denaro. FIFA e Uefa, per tali ragioni, pensano che per motivi puramente economici appartenenti ai fondi, si condizionino le necessità reali di trasferimento e di acquisto da parte dei club, alterandone così i flussi e le movimentazioni da un campionato all’altro.

Fabio Colosimo

 

 

 

 

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