«Penso che l’Italia debba recuperare un ritardo gigantesco rispetto agli altri paesi europei sull’impiantistica sportiva legata al calcio, che è da terzo mondo e sulle modalità di gestione di questi grandi impianti. In tutte le città d’Europa gli stadi sono moderni, funzionali, costruiti con metodi di sostenibilità ambientale e sono una risorsa per tutto il territorio, oltre che risorsa diretta per le società di calcio, che così non vincolano il loro destino ai soli diritti tv», sono le importanti parole del sindaco di Firenze Dario Nardella.

«Gli stadi di proprietà delle società di calcio – ha aggiunto – consentono di uscire da una dinamica tutta italiana, che ormai in Europa è superata da tempo, e cioè gli enti pubblici che danno la concessione a privati degli stadi pubblici. Ma sappiamo bene che in Italia l’unica fonte di guadagno per le società di calcio è dai diritti televisivi, e questa logica è da superare». Il progetto «che ci è stato proposto dalla Fiorentina – conclude infine il sindaco – risponde invece ad una impostazione nuova, di tipo europeo».

Un chiaro messaggio alla rivoluzione che il calcio italiano dovrà subire per avvicinarsi ai grandi club europei in fatto di risultati sul campo e fatturati. Nello specifico infatti, per la società viola, come evidenziato da una precedente analisi di C&F, l’ultimo bilancio è stato chiuso con un utile grazie alla risorsa del ‘player trading’. La possibilità del nuovo impianto è dunque una necessità vitale da sfruttare per aumentare i ricavi, e non può più essere rinviato per il club dei Della Valle. Che, come in precedenza ha sottolineato Nardella, ha presentato un progetto ‘concreto’ e che prevede la costruzione di uno stadio avveniristico da 40.000 posti.

Un progetto che sarà capace di riqualificare anche l’area adibita alla costruzione e, in più, in grado di generare 3000 posti di lavoro.

Fabio Colosimo