La compravendita di giocatori è argomento interessante se si cominciasse ad analizzare ogni dettaglio di operazioni apparentemente lineari e prive di problematiche. La realtà è che, tuttavia, molto spesso, non sono solo due le parti coinvolte in una trattativa di mercato, ma diverse parti associate con i giocatori, compresi i fondi di investimento interessati.

Come spiegato in Football Finanzas, questi fondi hanno via via acquisito importanza nel trasferimento di giocatori da un club all’altro, grazie alla partecipazione, sempre più condizionante, di queste imprese alla carriera del calciatore. E cioè, attraverso il possesso di una percentuale significativa del cartellino del giocatore in questione, spesso detenuto per più della metà. Questioni talvolta non troppo limpide, che sono state praticamente coperte dalla FIFA, mentre la UEFA semplicemente approva.

Emblematico il caso di Marcos Rojo, giocatore argentino collegato con Doyen Group, un istituto privato di fondi capaci di fornire una fonte alternativa di finanziamento per i club, e che molto presto lo sarà anche per diversi campionati. Un gruppo che, probabilmente, è il più grande e importante nel mondo del calcio, grazie alle collaborazioni con i club più ricchi e prestigiosi del pianeta, una sorta di padre finanziario dalle disponibilità pressoché illimitate. Il collegamento con Rojo è che questi possiedono il 75% dei suoi diritti sportivi, in modo che è il fondo stesso a dover essere direttamente coinvolto in alcune importanti decisioni finanziarie che riguardano da vicino il calciatore.

La controversia è sorta al momento dell’interesse del Manchester United, club che ha fatto un’offerta di 20 milioni di euro per l’acquisto del calciatore, espressamente richiesto da Louis Van Gaal per rafforzare la rosa dello United; lo Sporting Lisbona, da parte sua, non aveva però l’intenzione di cedere il calciatore, e, infatti, i negoziati  tra i due club non sono mai stati del tutto approfonditi, perlomeno nella fase iniziale della trattativa. Vi era però la presenza di tre volontà distinte: quella di Rojo, la cui la decisione era quella di legarsi al Manchester; quella dello Sporting che, come detto, non voleva privarsi di una pedina così importante per spezzare il dominio Benfica; infine, la pressione di Doyen di voler monetizzare l’operazione.

Alla fine, Marcos Rojo si è legato al Manchester United per i 20 milioni precedentemente stipulati, importo che è stato suddiviso in tre parti per quanto riguarda i pagamenti che il club di Glazer dovrà sostenere nel tempo: 10 milioni subito e due tranche di 5 milioni ciascuna da realizzarsi nel mese di dicembre e il prossimo giugno.

Se scorporiamo i 20 milioni tra tutte le parti coinvolte, 4 milioni sono finite nelle casse dello Spartak Mosca, società che portò in Europa Rojo; 3 sono per Doyen, mentre 9 alla società per la progettazione di un padiglione istituito dal club. Tuttavia il problema è sorto perché il fondo ha deciso di portare il caso alla Corte di Arbitrato per lo Sport (CAS) sostenendo che l’importo che riceverà è solo l’importo investito quando portò Rojo in Portogallo, anche se i tre milioni che dovrebbe ottenere sono effettivamente il risultato di quei 4 che, a quel tempo, furono investiti sull’argentino dalla società della capitale lusitana.

Doyen insiste che, nell’operazione, dovrebbe ricevere invece il 75% dei 20 pattuiti per la vendita al Manchester United, con l’intenzione di monopolizzare l’aspetto finanziario del trasferimento del giocatore in Inghilterra. Un caso spinoso ancora tutto da decifrare.

I fondi comuni appaiono dunque allo stesso tempo utili e dannosi. Marcos Rojo oggi è stato il caso che ha riaperto la questione, ma bisogna ricordare come Doyen, così come altri fondi di investimento privati, abbia un collegamento con giocatori di statura internazionale come Radamel Falcao, Casemiro, Alvaro Morata, tra gli altri, e come dunque possa influenzarne un eventuale trasferimento.

Fabio Colosimo

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