“Le notizie che diffonde l’ufficio stampa di Equitalia circa la vantata e propagandata correttezza del suo operato nei confronti di una vittima innocente della riscossione, sono fuorvianti e pretestuose atteso che dal 1989 mai nessun giudice ha condannato Maradona a pagare i fantomatici 40 milioni al fisco e che ad oggi per decisione della stessa magistratura italiana l’intera procedura di riscossione e debiti a carico di Maradona sono tutti, sia i pignoramenti che le intimazioni, per la prima volta dopo 25 anni, integralmente sospesi, per cui l’unica verità e’ che l’agente della riscossione fino alla fine del processo non può chieder più neanche un euro a Maradona. Fa specie che in un clima di tregua come quello dettato dai provvedimenti di sospensione disposti dai giudici dello stato italiano la società di riscossione voglia confondere l’opinione pubblica autoproclamandosi vincitrice prima delle sentenze di merito anziché ammettere e far conoscere l’unica verità a tutto il mondo con totale sgravio in autotutela, ossia, che non solo non e’ mai esistita alcuna violazione fiscale da parte di nessuno Ferlaino, Careca, Alemao e Maradona, dal 1985/90, tutti già assolti, ma che qualsiasi contenzioso e’ stato anche già oggetto di condono tombale nel 2003 da parte della società calcio Napoli, risultando pertanto illegittima la duplicazione di tributi tra l’altro mai dovuti.
Non e’ vero inoltre che la sospensione dell’esecuzione riguarda solo la procedura di pignoramento per i famosi 40 milioni, perché ieri altri giudici hanno sospeso anche il ruolo e ogni pretesa di pagamento fino alla udienza di merito accogliendo in toto il ricorso cautelare di Maradona contro le pretese di Equitalia”.

La replica dei legali

È la dovuta replica dell avv Angelo Pisani e Angelo Scala e dei commercialisti Massimiliano Toriello ed Enrico Carlomagno al comunicato diffuso da Equitalia sulla questione Maradona anche oggetto di un procedimento penale e di ulteriori giudizi proposti dal campione del mondo solo per veder accertare e vincere la verità.

“Per amore di questa stessa verità e della giustizia, ripete l’avv pisani, va chiarito che la sentenza di rito, tra l’altro non definitiva, della terza sezione della Commissione Tributaria Regionale di Napoli – pubblicizzata da Equitalia – ha solo dichiarato inammissibile al momento e per opera di un giudice, tra l’altro già ricusato per essersi precedentemente pronunciato sulla vicenda, un primo ricorso avverso l’estratto di ruolo senza entrare nel merito delle nuove difese di Maradona contro le intimazioni di pagamento del fisco e senza pronunciarsi sull’intervenuto condono.
La Commissione Regionale non e’ voluta entrare nel merito della scandalosa questione che rischia di diventare una brutta pagina della storia della riscossione italiana a causa della condotta mediatica e pretestuosa del fisco secondo cui, non sapendo chiarire la verità agli italiani per tanti anni di errori, un lavoratore dipendente viene chiamato a pagare delle somme non dovute neanche dal datore di lavoro, unico obbligato e interlocutore del rapporto tributario, per le ritenute alla fonte a titolo di imposta.
Neanche e’ vero che la Questione, come vorrebbe far credere equitalia, già a suo tempo fu affrontata dalla Giustizia tributaria nel processo concluso con la sentenza della Suprema Corte di Cassazione del 17 febbraio 2005 n.3231, perché quella fu soltanto un altra sentenza di rito e dichiarò inammissibile un ricorso ad un criptico avviso di mora senza statuire nel merito e senza quantificare alcuna condanna per Maradona”, conclude Pisani.

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