Brasile, medida provvisoria 671, Dilma Rousseff

Quando il Brasile giocava una partita della Coppa del Mondo il paesaggio è stato sempre lo stesso, strade vuote e aziende chiuse. Quest’ultima decisione ha colpito direttamente l’economia, che ha subito un calo della produzione industriale e dell’attività in generale. Gli indicatori riportati finora contraddicono il governo brasiliano, almeno nel breve termine, sui benefici che il Mondiale avrebbe portato all’economia del paese. Mentre i brasiliani si godono ogni anno una media di nove festività nazionali e regionali, sette finora nel 2014, la sola Rio de Janeiro, grazie allla manifestazione calcistica, ne ha potute contare ben dodici, grazie alla decisione del consiglio statale di concedere “giornate libere” durante le partite che si sarebbero svolte presso lo Stadio Maracana. E ogni giorno senza lavoro rappresenta una perdita di 3,610 miliardi di euro nel settore brasiliano, secondo le stime della Federazione delle Industrie di San Paolo (Fiesp).

C’è chi non sorride

Pochi giorni prima della finale del Mondiale, quando il Brasile era ancora una delle candidate ad alzare il torfeo, il primo a dare l’allarme è stato il ​​settore automobilistico e degli elettrodomestici. Secondo un rapporto della Associazione Brasiliana di Elettrotecnica ed Elettronica Industria, il 58% delle imprese di questo settore prevedono perdite nella produzione durante il Mondiale. I grandi produttori come Whirlpool, Samsung e Continental ha concesso vacanze collettive per gran parte della loro forza lavoro durante le giornate del torneo; i irigenti Electrolux, per esempio, hanno deciso di dare vacanze collettive durante il torneo a 4.600 dei suoi 8.600 lavoratori in Brasile, mentre la fabbrica di Samsung a Manaus è rimasta chiusa dal 9 giugno. La produzione di veicoli è diminuita del 23,3% tra maggio e giugno, con il declino che è stato attribuito in parte al Mondiale, che ha ridotto i giorni di produzione a soli 17 giorni nel mese di giugno. Diversi gruppi di piccoli commercianti hanno espresso preoccupazione per la perdita di vendite durante il torneo ed il sindacato dei negozianti del comune di Rio de Janeiro ha stimato che subiranno perdite pari a 869 milioni di dollari, a causa della chiusura degli stabilimenti prima delle partite “canarinha”. Marco Antônio Ferreira, direttore di Mais, un centro commerciale di San Paolo, ha detto che “nei primi giorni del Mondiale le vendite hanno visto un crollo del 50%, anche dopo le partite perché i consumatori non tornano”. Il Sao Paulo Stock Exchange, la principale Borsa in America Latina, ha anch’essa ridotto i suoi tempi di lavoro e nell’ultima settimana ha normalmente operato solo per tre giorni, il che significa meno fatturato.

C’è invece chi sorride

Tuttavia, alcuni settori, come quello delle bevande e delle attività connesse stanno infrangendo, invece, i record di vendita grazie alla Coppa del Mondo. Fábio Bentes, economista della Confederazione Nazionale del Commercio di merci, servizi e turismo, ha dichiarato che il Mondiale ha portato vantaggi significativi per i settori connessi all’intrattenimento e al cibo, ed è comunque normale che “le vendite siano inferiori durante le partite perché la circolazione si riduce drasticamente”. I responsabili della vendita di Tv ammettono che la domanda di televisori nel primo semestre del 2014 è aumentata del 45% e l’industria della birra ha goduto di una forte crescita della domanda durante il Mondiale, anche grazie alle feste nazionali. Tra aprile e giugno la produzione di birra brasiliana è aumentata del 12% rispetto allo stesso trimestre del 2013.

Alberto Lattuada