Stamane in aula 3 della commissione tributaria ci sarà la nuova udienza per dimostrare “la inesistenza, la illegittimità e la prescrizione della maxi pretesa esattoriale intestata a Diego Armando Maradona”, come dichiarato dal suo legale rappresentante Angelo Pisani, nonostante anche il suo datore di lavoro Ferlaino per la stessa pretesa risulti assolto e sia “in pace” dal 1992 e il presunto debito sia anch’esso condonato dal 2003.
Il legale del campione argentino, l’avvocato partenopeo Angelo Pisani, ha preparato il maxi-ricorso per dimostrare la inesistenza di qualsivoglia violazione fiscale già dichiarata dalla giustizia italiana, la carenza e comunque l’estinzione per intervenuto pagamento di pretese non dovute delle ipotetiche responsabilità di Maradona dai strumentali debiti, ormai saliti a circa 40 milioni di euro di cui 33 di interessi, nei confronti del fisco italiano.

Un aumento verticale

La cifra, per spese e interessi imprecisati, continua ad aumentare al ritmo di 3mila euro al giorno che si vanno ad aggiungere alla cartella iniziale, mai notificata come l’accertamento fiscale uguale a quello del calcio napoli da cui Maradona non si poté difendere, di 7 milioni di euro. “Vorrei regalare a Diego per il mondiale una gioia di giustizia e libertà fiscale per esser campione anche contro le ingiustizie – dice Pisani -. Se Maradona nel 1988 avesse ricevuto la regolare notifica della originaria cartella esattoriale avrebbe potuto esercitare ogni diritto di difesa e dimostrare che la pretesa del fisco non era legittima”.