Domenico Siniscalco
Domenico Siniscalco

Dure accuse per l’ex ministro dell’economia, Domenico Siniscalco, da parte della Corte dei Conti: secondo il pubblico ministero Ugo Montella fece “una regalia alle banche” nella complessa vicenda del Credito Sportivo. La tesi, come riassume l’agenzia finanziaria Radiocor, è stata esposta oggi nell’udienza per presunto danno erariale nei confronti dell’ex ministro. L’accusa per Siniscalco riguarda i dividendi distribuiti alle banche socie del Credito Sportivo (Unicredit, Intesa e Mps tra le altre) tra il 2005 e il 2010, sulla base di un nuovo statuto della banca pubblica varato quando Siniscalco era ministro del governo Berlusconi (tra il 2004 e il 2005) titolare del dicastero di via xx Settembre.

Il nuovo statuto, in particolare, avrebbe squilibrato le posizioni tra gli azionisti a danno di quelli pubblici. La procura ha quantificato il danno nei 71 milioni di cedole incassate dalle banche in quegli anni e da imputare a Siniscalco in quanto ebbe “la responsabilità della scelta finale” sulla direttiva alla base dello statuto 2005, di recente cancellato dal governo Letta. Per i difensori del banchiere di Morgan Stanley, non ci fu danno perchè l’ex ministro non aveva competenza su quell’atto ma solo una responsabilità politica.

Montella, nella sua esposizione davanti al collegio della Corte dei Conti presieduto da Ivan de Musso, ha ripercorso le varie fasi della vicenda culminata nell’iniziativa dei commissari straordinari di Bakitalia nel Credito Sportivo, che due anni fa “scoprirono una distribuzione di utili spaventosa” alle banche, ha detto il pubblico ministero in udienza, e segnalarono alle amministrazioni pubbliche il problema. Un procedimento di autotutela ha portato ad annullare il vecchio statuto e ad approvarne uno nuovo. Il Tar del Lazio nel frattempo ha respinto il ricorso delle banche contro l’annullamento dello statuto del 2005. Senza quell’annullamento retroattivo, ha aggiunto Montella “oggi le banche avrebbero potuto avanzare pretese sui 700 milioni di riserve dell’istituto”.

Lo statuto “incriminato” del 2005 concedeva infatti il diritto di recesso alle banche azioniste (ci sono anche Bnl, Dexia e il Banco di Sardegna nonchè le Generali) non previsto dai precedenti statuti (la banca è stata fondata nel ’57) e modificava il perimetro del patrimonio cambiando anche la quota dell’utile assegnato ai soci privati. Il pubblico ministero Montella ha aggiunto che Siniscalco “era nella condizioni di rendersi conto dell’errore” di favorire le banche “più volte avvertito dal consigliere giuridico del ministro”.

Per i tre legali di Siniscalco il concerto di quegli atti (direttiva alla base del cambio di statuto e decreto di approvazione dello stesso) furono emanati solo con il concerto del Mef ma il ministero concertante, che aveva il mano il coordinamento della questione, era il ministero dei Beni Culturali allora guidato da Giuliano Urbani. Secondo la difesa del banchiere la prova dell’attenzione di Siniscalco all’interesse pubblico nel Credito Sportivo è nel fatto che respinse il progetto di fare uscire le banche dall’istituto proposto dal Mibac ritenendo che la completa pubblicizzazione della banca avrebbe dato loro centinaia di milioni tolti al patrimonio della banca dello sport.