real-madrid-logoOltre 3 miliardi di euro. E’ quanto ha investito il Real Madrid nelle ultime 12 stagioni (dal 2002/03 al 2013/14) per provare a conquistare la decima Coppa dei Campioni della propria storia. Una mole di investimenti (calcolata come stipendi dei calciatori e ammortamenti dei diritti pluriennali degli stessi) impressionante e che, almeno finora, non si è ancora tradotta nella vittoria tanto ambita.

Il Real Madrid non arriva in finale di Champions League, infatti, dalla stagione 2001/02, quando a Glasgow sconfisse il Bayer Leverkusen per 2-1, dopo aver superato i rivali storici del Barcellona in semifinale e i tedeschi del Bayern Monaco nei quarti di finale.

Quel Real Madrid, guidato dall’attuale ct della Spagna, Vicente Del Bosque, era quello dei non ancora “Galacticos” (il termine sarà coniato negli anni successivi con gli arrivi di Ronaldo e David Beckham) Roberto Carlos, Luis Figo, Raul e Zinedine Zidane. Proprio Zizou, acquistato in estate dalla Juventus di Antonio Giraudo e Luciano Moggi per la cifra (allora record) di 150 miliardi di lire, segnò lo splendido gol del 2-1 che permise a Florentino Perez di vincere la sua prima Coppa dei Campioni (la nona in totale per i blancos) come presidente.

real madrid investimenti 2002-2014

Da allora, nonostante le consistenti cifre messe sul piatto nel corso delle successive stagioni per accaparrarsi i migliori giocatori sul mercato, il Real ha mancato l’appuntamento con la finale. Dopo la semifinale persa nel 2002/03 con la Juventus, e l’eliminazione ai quarti nel 2003/04, nelle successive sei stagioni, nonostante gli ingenti investimenti effettuati, il Madrid non è riuscito mai a superare gli ottavi di finale.

E neanche l’arrivo, nel 2010/11, sulla panchina dei blancos dello Special One, Jose Mourinho, è bastata a spezzare l’incantesimo che separa il Real Madrid dalla sua decima Coppa dei Campioni. Nonostante il club abbia speso nelle tre stagioni in cui Mou ha allenato il Real oltre 1 miliardo di euro, tra ingaggi e ammortamenti, la squadra, non è riuscita ad andare al di là delle semifinali: in alcuni casi per merito degli avversari (leggasi Borussia Dortmund) e in alcuni casi per sfortuna (l’uscita ai rigori col Bayern).

Ora Carlo Ancelotti, che la Coppa dei Campioni l’ha già vinta quattro volte in carriera con il Milan (due da giocatore e due da allenatore), ha la possibilità, assieme ai suoi giocatori di trasformare, vincendo la finale di Lisbona contro l’Atletico Madrid, i consistenti investimenti effettuati la scorsa estate da Perez (primo su tutti l’acquisto di Gareth Bale per 100 milioni) in un grande successo internazionale.

Ma anche se non dovesse essere questo l’esito della finalissima, non si potrà comunque dire che il Real Madrid abbia speso inutilmente questi 3 miliardi. La strategia seguita da Perez nel corso delle sue due presidenze (2000-2006 e dal 2009 ad oggi) si è infatti rivelata vincente dal punto di vista commerciale.

Si deve proprio alla prima presidenza Pérez la trasformazione del Real Madrid in una macchina da soldi. Anche se di fatto il patron di Acs soldi nel club non ne ha mai versati, se non i 3 milioni con cui ha finanziato la campagna elettorale e la fidejussione bancaria di 57 milioni necessaria per candidarsi alla presidenza. In realtà le fortune del Real si basano sulle risorse dello stesso club.

Al suo arrivo nel 2000 la situazione finanziaria del club era infatti ampiamente deficitaria. Ma Perez grazie alla vendita per 480 milioni della «ciudad deportiva», il centro di allenamento dei «blancos», 12 ettari di terreni edificabili in una zona centrale di Madrid, è riuscito a far quadrare i conti. Con il ricavato il presidente ha potuto ripianare i debiti del club e impostare il nuovo modello di business, basato sulla cosiddetta politica «Zidanes y Pavones», cioè superstar dagli ingaggi milionari assieme a ragazzi cresciuti nelle giovanili pagati poche centinaia di migliaia di euro.

Infine, il coinvolgimento degli sponsor nella remunerazioni dei calciatori. Per esempio l’«azienda Ronaldo» (il fenomeno brasiliano, non CR7) ai tempi del Real traeva dalle sponsorizzazioni circa 24 milioni di euro, ma solo la metà di questi veniva percepita dal brasiliano mentre la parte restante veniva versata al club. Questo perché giocare nel Real permette agli stessi calciatori di moltiplicare le proprie entrate. Lo stesso Ronaldo, come testimonial della Tim, ai tempi dell’Inter percepiva un milione. Passando ai «blancos» ha visto questa cifra moltiplicarsi per cinque.

Dal 1999/2000, anno della prima presidenza di Florentino, alla stagione 2012/13, i ricavi del Real Madrid, nonostante l’unica grande vittoria in campo internazionale rimane la Champions del 2002 (cui sono seguiti la Supercoppa Europea e il Mondiale per Club), sono cresciuti da 118 milioni a 521 milioni di euro, con un tasso medio di crescita annua del 12%.

evoluzione ricavi real madrid
Evoluzione dei ricavi del Real Madrid

Ed è proprio questa importante mole di ricavi, legata anche alla possibilità di negoziare individualmente la commercializzazione dei diritti tv per le partite della Liga, a consentire al club di spendere così tanto per attrarre a Madrid i migliori giocatori in circolazione senza dover accusare risultati di bilancio negativi. Basti considerare che, nell’ultimo bilancio, il costo del personale pesava solo per il 47% dei ricavi (l’Eca raccomanda un limite massimo del 70%).

Ma anche sul fronte dell’indebitamento il club ha fatto negli anni grandi passi avanti. Dai 327 milioni di debiti finanziari della stagione 2008/09, l’esposizione finanziaria del Real Madrid verso le banche è scesa progressivamente a 91 milioni di euro alla fine dell’esercizio 2012/13. Un’esposizione pienamente sostenibile, considerato che la società può contare su un fatturato superiore ai 500 milioni e un Ebitda (la differenza tra ricavi e costi operativi) prima dei proventi del calcio-mercato (che non sono ricorrenti) di 150 milioni.

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Real Madrid, evoluzione del debito finanziario

 

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