Pirelli, Tronchetti Provera, Moratti, Internazionale. Per anni il triangolo sportivo/industriale che unisce la raffineria Saras di Sarroch, in Sardegna, l’azienda degli pneumatici della Bicocca e la sede nerazzurra ha dato consistenza ai progetti tecnici della squadra milanese, iniettando ingenti capitali che – dopo periodi tormentati – hanno dato vita a un ciclo vincente come pochi se ne sono visti nella storia del calcio italiano. Le figure di Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera hanno accompagnato con sguardo vigile dalla tribuna l’epopea nerazzurra, fino all’apice del triplete di Mourinho e quindi allo storico passaggio del controllo del club nelle mani indonesiane di Erik Thohir.

Un filo rosso per gli affari della galassia Inter

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Marco Tronchetti Provera e Massimo Moratti

Mentre il destino dell’Inter si compiva, anche le altre realtà industriali alle sue spalle hanno subito profonde trasformazioni. Un ulteriore tassello in questo puzzle si è compiuto lunedì 17 marzo, quando il colosso petrolifero Rosneft ha mosso un passo ufficiale che lo porterà a entrare nel capitale di Pirelli, rilevandone il 13% per una cifra che in ambienti finanziari si dice di circa 500 milioni. Si è trattato di un ultimo capitolo di una storia di relazioni che ha un filo conduttore riconducibile proprio agli stretti rapporti industriali e personali che legano i protagonisti della vicenda. Rosneft non è infatti un nome nuovo per l’Italia, ma in una precedente puntata ha affiancato proprio i Moratti nella Saras.

Rosneft in aiuto di Tronchetti alla Bicocca

Ma andiamo con ordine e proviamo a riavvolgere il nastro di queste operazioni, partendo dall’ultima. Tra Rosneft e la Pirelli c’era, prima ancora di questa operazione sul capitale della Bicocca, un accordo di natura commerciale e di ricerca nel settore della gomma. Ma il salto di qualità è arrivato con l’intervento diretto annunciato lunedì, che si concretizzerà nei prossimi giorni. Rosneft ha infatti rilevato parte delle quote che la cordata composta dal fondo d’investimento Clessidra, da Intesa Sanpaolo e Unicredit avevano messo insieme ai tempi della battaglia tra Tronchetti Provera e la famiglia genovese dei Malacalza per il controllo di Camfin e, a cascata, di Pirelli. Durante la scorsa estate, l’intervento di questo gruppo di investitori aveva dipanato una matassa intricata e portato infine al divorzio tra Tronchetti Provera e i Malacalza. Le questioni tecniche dell’operazione sono complesse e nascono dal fatto che in campo ci sono veicoli societari articolati, che esercitano il controllo sull’azienda delle gomme. La sostanza è che il pacchetto del 26% di Pirelli detenuto dalla cordata italiana verrà collocato in una nuova società. A sua volta, questa verrà partecipata a metà da Rosneft e per il restante 50% da Tronchetti Provera (con una quota dell’80% di questa fetta) e dalle due banche (con il 10% ciascuno). “In trasparenza”, cioè al netto delle varie scatole societarie, Rosneft deterrà quindi il 13% della Bicocca e sarà il primo socio di Pirelli, per un investimento di circa mezzo miliardo.

Dalla compagine azionaria sparirà proprio il fondo Clessidra, mentre Intesa e Unicredit si ridimensioneranno. Se da parte del fondo si tratta di monetizzare lautamente un investimento (spese circa 150 milioni e ne dovrebbe incassare 260), l’operazione è rilevante anche per Tronchetti Provera. Gli accordi della scorsa estate, infatti, prevedevano una “exit” per il 2017, cioè l’impegno a dismettere le quote di Pirelli entro quell’anno. Con l’uscita del fondo, quel termine decade; ora, a quanto è filtrato, il patto con Rosneft avrebbe invece durata quinquennale e sarebbe poi rinnovabile. Tronchetti Provera avrebbe quindi guadagnato un paio d’anni per uscire dalla società, mantenendo i diritti in tema di governance e tenendo al suo fianco i soci più fedeli, cioè le banche. Dalla Russia, quindi, è arrivato non solo un fortissimo partner industriale in grado di dare ancor più struttura internazionale alla Bicocca, ma anche un sostegno strategico perché Tronchetti Provera giocarsi al meglio le carte al tavolo dell’uscita da Pirelli.

Ma già Moratti era in affari con i russi

I rapporti di Rosneft col Belpaese si erano già oleati in passato. Proprio in un’operazione che aveva visto Moratti come protagonista. Il colosso controllato dal Cremlino, la maggior public company del mondo con oltre 75 miliardi di fatturato, ha acquisito il 20,99% dell’azienda petrolifera italiana rilevando una quota direttamente dalla famiglia Moratti e arrotondandola poi con un’Opa sulle azioni quotate in Borsa, finalizzata nel giugno 2013. Ancora, Saras e Rosneft hanno dato vita a una joint venture paritetica per le attività commerciali sul petrolio greggio e i prodotti correlati. Un rapporto consolidato, dunque, che può aver giocato un ruolo decisivo nell’offrire la sponda a Tronchetti Provera per aprire la porta ai nuovi alleati.

In Indonesia, Pirelli ha aperto la strada

Erick Thohir
Erick Thohir

Anche la vicenda del passaggio di quote dell’Inter, d’altra parte, ha rappresentato un’ulteriore tessera di questo puzzle di relazioni tra Pirelli e i Moratti. Proprio l’azienda degli pneumatici è stata la prima a stabilire un contatto con Erick Thohir. Già nel 2012, infatti, aveva siglato un accordo a Giakarta con la Pt Astra Otoparts per realizzare uno stabilimento nel Paese asiatico dal quale far partire la produzione di pneumatici per le moto (a regime dovrebbe raggiungere un quarto della potenza di fuoco mondiale della Bicocca). L’azienda indonesiana di componentistica del settore automotive è parte del gruppo Astra International, tra i cui fondatori c’è il padre di Erik Thohir. Con i rapporti industriali già allacciati, deve essere stato più facile intavolare la pur lunga trattativa per portare l’investitore indonesiano al tavolo dell’Inter.