Forbes ha pubblicato la lista dei 25 hedge found ed investitori che hanno guadagnato di piu’ nel 2013. Al primo posto c’e’ George Soros che lo scorso anno ha incassato quattro miliardi di dollari, al secondo posto David Tepper, il fondatore di Appaloosa Management ha guadagnato 3,5 miliardi di dollari; sull’ultimo gradino del podio Steve Cohen con 2,3 miliardi di dollari, mentre John Paulson e’ quarto a 1,9 miliardi e con Carl Icahn che e’ “solo” quinto con 1,7 miliardi. Soros è il fondatore del Soros Fund Management.

Era il 21 agosto 2012 quando i giornali britannici, ed in seguito quelli del resto del mondo,  parlavano della grande scommessa del più grande investitore del mondo, una partecipazione del 7,85% nel club inglese del Manchester United, che si tradusse in circa 3,1 milioni in azioni ordinarie di classe A, in un deposito SEC. L’investitore miliardario acquistò i titoli attraverso la sua società di investimento, la Soros Fund Management per mantenerli poi in Quantum Fund. 

Tutto nacque da un IPO attraverso la quale il mitico club vendette 16,6 milioni di azioni di classe A per 14 dollari l’una sollevando circa 233 milioni dollari al lordo delle commissioni e un “giocatore esperto” come Soros non poteva farsi scappare l’occasione di mettere a segno una scommessa così sorprendente, dato che questo tipo di azioni del Manchester United non pagano i dividendi ed essenzialmente non portano ad alcun potere di voto. Come potete leggere nel Database di C&F a partire dall’agosto 2012, infatti, le azioni Manchester United PLC di classe A sono quotate al New York Stock Exchange; a seguito del processo di quotazione, la famiglia Glazer, attraverso la società Red Football LLC, detiene il 57,8% dei titoli di classe A, mentre le azioni Manchester United PLC di categoria B (che incorporano 10 diritti di voto contro un solo diritto di voto delle azioni A) non sono invece quotate e sono detenute integralmente dalla Red Football LLC. Pertanto i diritti di voto della famiglia Glazer nell’assemblea della Manchester United PLC sono pari al 98,7%.

Il colpo di Soros era stato interpretato come un gioco del magnate americano sulla forza del marchio del Manchester United e sui suoi crescenti diritti media relativi alla Premier League inglese; inoltre Soros puntò molto sulla capacità del club di diventare una “macchina di merchandising” attraverso la sua fanbase, stimata all’epoca dei fatti, in 700 milioni di persone in tutto il mondo. Un altro fattore alla base della decisione fu la crescente popolarità del calcio negli Stati Uniti, a cui diede grande impulso la medaglia d’oro vinta dalla nazionale di calcio femminile USA durante le Olimpiadi di Londra. Ora invece l’investitore più famoso e ricco del mondo, colui che nel 1992 costrinse la Banca d’Inghilterra a far uscire la propria moneta dallo SME e a svalutare la sterlina, ritira quasi completamente le sue partecipazioni dal Manchester United, dal 7,85% iniziale al 0,52% attuale, proprio quando i Red Devils si trovano in uno dei momenti calcisticamente e finanziariamente più duri della sua storia.

L’affare Roma sfumato nel 2008

Nel 2008 George Soros fu accostato dalla stampa italiana ad una presunta trattativa per acquistare l’As Roma, un’affare che sembra sia sfumato nell’aprile dello stesso anno a seguito dell’avanzamento di una fantomatica cordata araba disposta ad un’offerta maggiore per l’acquisto del club. Il 10 marzo 2011 l’avvocato Tonucci conferma la trattativa per l’acquisto della società giallorossa e il 16 settembre 2008 durante una conferenza stampa per promuovere l’integrazione dei Rom nell’Unione Europea, ad una domanda precisa in proposito del suo interesse verso il club capitolino Soros risponde così: “curioso ho avuto molta più pubblicità per il mio interesse per la Roma calcio, che per gli anni di devozione dedicati alla causa dei rom”. A chiudere definitivamente le illazioni giornalistiche e le speranze dei tifosi giallorossi.

Roma, la stampa estera parla dell'affare Soros
Roma, la stampa estera parla dell’affare Soros

L’indagine della Consob del 2012

Avere il proprio presidente e proprietario in cima alla lista degli investitori più ricchi del mondo molto probabilmente avrebbe giovato alla Roma e alle sue finanze. Ma come mai il fantomatico affare non giunse mai in porto? “Nessuna manifestazione d’interesse, nessuna offerta e nemmeno una partecipazione agli incontri attraverso un rappresentante”. Questo emerse da una indagine Consob in relazione alle azioni dell’As Roma tra il settembre 2007 e il maggio 2008, trama di una storia mai nata tra la società giallorossa e George Soros. L’ipotesi del passaggio del club all’uomo d’affari americano, attraverso la mediazione della merchant bank Inner Circle Sports LLC, non è mai stata concreta. “Le informazioni fornite da ICS alla Consob tramite la SEC (l’organo federale statunitense equivalente della Consob ndr.) hanno confermato quanto sostenuto da Compagnia Italpetroli -si legge negli atti-.

In particolare ICS ha confermato che in nessuno degli incontri con Gianroberto de Giovanni (legale di Compagnia Italpetroli ndr.) e la famiglia Sensi, ha mai partecipato alcun rappresentante di George Soros e che in nessuna occasione è stata mostrata a Gianroberto de Giovanni evidenza documentale degli accordi tra ICS e Soros Fund Management”, così parlavano i documenti della Consob che all’epoca dei fatti furono divulgati da Adnkronos. Alla Consob era inoltre stata inviata dallla SEC la copia del ‘confidentiality agreement’ che avrebbe dovuto vincolare ICS e Soros, ma il documento non era stato firmato dalle parti. Vennero analizzate oltre 80.000 email, ricostruendo le tappe principali della vicenda. “E’ stata rappresentata da parte di terzi, l’esistenza di un possibile interesse di un investitore americano in merito all’investimento nel capitale dell’As Roma; tuttavia, Compagnia Italpetroli non ha mai ricevuto, né direttamente né indirettamente, alcuna manifestazione di interesse, né offerta da parte del suddetto investitore, avente ad oggetto il pacchetto di maggioranza del capitale dell’As Roma”, questo il commento che pose fine ad una trattativa mai nata sui tavoli della finanza e dell’As Roma, ma che ancora doveva scoppiare sulle pagine dei giornali. 

Sarà Steven Horowitz, manager di ICS, in una telefonata all’avv. Gianroberto de Giovanni, legale del gruppo Italpetroli il 25 marzo 2008 ha svelare che il potenziale investitore era George Soros. Il 3 giugno 2008, su richiesta della Consob, Soros Fund Management diffuse un comunicato nel quale il magnate dichiarava di non avere alcun interesse nel condurre l’operazione. La nota ha posto fine a mesi di ipotesi attorno al nome di un personaggio che, secondo la valutazione della Consob, non ha mai manifestato un interesse concreto e tantomeno presentato un’offerta.