“Diego, pur non volendo fare la fine della Loren, per principio non accetta l’ipotesi di passare per il solito vip che usufruisce di sconti, quando in realtà proprio lui, come risulta dalle sentenze a suo favore, non è mai stato evasore. Sia per dignità che per coerenza ha sempre lottato contro tutti”. Parola di AngeloPisani, legale di Diego Armando Maradona, che sta instancabilmente affiancando il fenomeno argentino in questa vicenda giudiziaria che a volte sembra essere senza fine. Qualora Diego Armando Maradona volesse pagare “in una unica soluzione” ciò che il fisco italiano gli sta chiedendo da anni, il Pibe andrebbe a pagare 11.687.521,66 euro, dato che usufruirebbe della sanatoria in scadenza il prossimo 28 febbraio. Andando così a “risparmiare” 27.856.519,67 euro. «Ribadisco – ha commentato Maradona a chi lo incalzava sulla vicenda – che non ho dichiarato nessuna guerra al fisco italiano. E’ l’unico errore della mia vita che non ho commesso e che nessuno ha il coraggio di chiarire. Non sono mai stato un evasore fiscale per il semplice motivo che a suo tempo non ho mai ricevuto nessun avviso di accertamento fiscale o cartella di pagamento di tasse altrimenti avrei fatto ricorso come l’hanno fatto Ferlaino, Careca ed Alemao».

Maradona e Pisani non si arrendono

“Il giorno che dimostreranno che Maradona e’ responsabile di qualsivoglia violazione, impossibile perché non esiste violazione nè notifica di atti generatori di obbligazione essendo lui tra l’altro già stato assolto, allora si pagherà e addirittura a quel punto ci saranno sponsor che farebbero a gara per sanare la controversia e ricavarne pubblicità”. Angelo Pisani, il legale dell’ex calciatore del Napoli, ne è straconvinto ed è per questo che  Diego Armando Maradona continua a difendersi, anche se la lunga battaglia un pò lo sta sfiancando. Il Pibe chiede ad Equitalia di consegnare al suo avvocato il vero accertamento fiscale e la cartella esattoriale originaria, che fino ad ora non si è ancora vista.  “Lo Stato rinunci al 50% di quanto chiese allora. Sono disposto a pagare 3 milioni di euro di tasse non dovute e a fare pace per chiudere questa vicenda. Basta con lo scandalismo a senso unico». Il Pibe vuole poter sbarcare una volta per tutte in Italia da uomo “libero” senza dove sempre confrontarsi con questo “pezzo della sua vita”.

Il nuovo step della vicenda

L’avvocato Pisani ha incontrato il direttore generale di Equitalia Sud, Paolo Bernardi, occasione durante la quale il legale non ha fatto mistero della possibilità per il suo assistito di versare una cifra milionaria al fisco italiano a certe condizioni, avendo la possibilità di attingere a due sponsor. Secondo alcuni si tratterebbero di un’azienda attiva nel campo dell’abbigliamento sportivo e l’altra nelle bevande. Paolo Bernardi, dal canto suo, offre 11 milioni e 700 mila da pagare, con un risparmio di circa di 27/28 milioni, una sanatoria che permetterebbe di evitare tutti gli interessi sanabili più quelli maturati di mora, circa 39 milioni e mezzo di euro.

Il precedente della Loren

Era il 1974 quando Sophia Loren ha recitato accanto a Richard Burton nell’ultimo film di Vittorio de Sica, Il Viaggio, e quello è stato anche l’anno che ha segnato l’inizio di una battaglia durata quasi quattro decenni con le autorità fiscali italiane, una battaglia finalmente conclusa. Colpevole fu la dichiarazione dei redditi del 1974 che la Loren presentò, congiuntamente al marito Carlo Ponti, in cui si escludeva, per quell’anno, “l’esistenza di proventi e spese, poiché per i film ai quali stava lavorando erano sì previsti compensi ma da erogarsi negli anni successivi”. Nel 1980 le venne notificato un avviso di accertamento per un reddito complessivo netto assoggettabile all’Irpef per il 1974 pari a 920 milioni di vecchie lire (oltre 5.345.000 di euro di oggi); l’attrice, dunque, usufruendo del condono fiscale previsto dalla legge 516/1982, aveva presentato una dichiarazione integrativa facendo riferimento a un imponibile di 552 milioni di vecchie lire, pari al 60% del reddito accertato, ma il Fisco aveva iscritto a ruolo un imponibile maggiore, pari a 644 milioni, sostenendo che la percentuale da applicarsi fosse quella del 70%, poiché la dichiarazione sul 1974 presentata dall’attrice, doveva considerarsi omessa, perché “priva degli elementi attivi e passivi necessari alla determinazione dell’imponibile”. Le Commissioni di primo e secondo grado avevano dato ragione alla Loren, mentre la Commissione tributaria centrale di Roma aveva dichiarato legittima la liquidazione del condono con l’imponibile al 70%; così Sofia, nel 1982, finì nel carcere femminile di Caserta per 17 giorni. Poi a ottobre 2013 il lieto finale, proprio come in uno dei suoi film.