Il presidente della Lega di Serie A, Maurizio Beretta
Il presidente della Lega di Serie A, Maurizio Beretta

Stadi nuovi sì, altro cemento no. Non cambia di una virgola, rispetto alle indicazioni degli ultimi giorni, l’emendamento del governo alla Legge di Stabilità volta a facilitare la costruzione di nuovi stadi o l’ammodernamento di quelli vecchi: resta il divieto di costruire case, palazzine o residence, fatta salva solo la licenza di edificare centri commerciali (ristoranti, cinema, negozi) all’interno dei nuovi impianti sportivi.

Una quadratura del cerchio di rinsalda la compagine di governo (ha votato no solo Forza Italia) ma crea forti malumori tra i club di Serie A, che alla vigilia del varo del provvedimento, per voce del presidente Maurizio Beretta, lamentavano l’assenza delle tanto attese compensazioni economiche e che ora sperano  in qualche correzione last-minute. Il maxiemendamento, passato oggi in commissione Bilancio della Camera e che domani sarà votato dall’Aula, integra anche il Fondo del Credito sportivo e semplifica le procedure amministrative, prevedendo modalità innovative di finanziamento e garantendo tempi certi nella realizzazione o ristrutturazione degli impianti.

Troppo poco per le società di calcio che hanno sempre detto che in assenza di incentivi difficilmente metteranno mano al portafoglio dovendo, ad esempio, finanziare esse stesse le opere di urbanizzazione. Cosi’ concepita, la legge sarebbe insomma penalizzante per i grandi club (con un bacino di utenza sopra i 20.000 posti) e, viceversa, favorirebbe i piccoli e piccolissimi impianti e palasport.

“Io sono per la legge sugli stadi, purché quelli esistenti siano recuperati dalle sovrintendenze”, ha detto oggi del neosegretario del Pd, Matteo Renzi, secondo il quale le forze dell’ordine impegnate negli impianti sportivi andrebbero pagate dalle società. “Andare allo stadio e vedere le barriere mette tristezza al cuore, io sono per stadi senza barriere”, ha aggiunto via twitter.

L’emendamento precisa che gli interventi devono essere realizzati “prioritariamente mediante recupero di impianti esistenti o relativamente ad impianti localizzati in aree edificate” e per quanto riguarda le procedure, il costruttore che vuole proporre il nuovo impianto deve presentare al Comune uno studio di fattibilità che “non può prevedere altri tipi di intervento, salvo quelli strettamente funzionali alla fruibilità dell’impianto e al raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa e concorrenti alla valorizzazione in termini sociali, occupazionali ed economici del territorio e comunque con esclusione della realizzazione di nuovi complessi di edilizia residenziale”.